Come posso aiutarti
La consulenza psicologica è uno spazio di ascolto e di approfondimento che permette di comprendere meglio ciò che sta accadendo e di individuare, insieme alla famiglia, una situazione problematica con l’obiettivo di definire possibili modalità per affrontarla e risolverla.
In cosa consiste il primo colloquio?
Il primo incontro avviene generalmente con il genitore o con i genitori, in presenza o in assenza del minore(a seconda delle necessità), e ha lo scopo di raccogliere informazioni sulla situazione e comprendere le ragioni che hanno portato a richiedere una consulenza.
Durante il colloquio si approfondisce la storia del bambino o dell’adolescente, il contesto familiare e scolastico, le difficoltà osservate e le preoccupazioni del genitore. È anche un momento importante per chiarire le aspettative rispetto alla consulenza.
A seconda dell’età e della situazione, potranno essere previsti uno o più incontri con il bambino o l’adolescente. Il minore viene accolto in uno spazio rispettoso e non giudicante, nel quale possa sentirsi libero di esprimere emozioni, pensieri e vissuti.
Consulenza non significa necessariamente psicoterapia
È importante distinguere la Consulenza Psicologica dalla Psicoterapia.
La Consulenza può essere un percorso breve e focalizzato, finalizzato a comprendere una difficoltà specifica, fornire indicazioni ai genitori, sostenere il minore in un particolare momento di cambiamento o valutare se sia necessario un intervento più strutturato.
Al termine della fase di Consulenza, può emergere che siano sufficienti alcuni colloqui di supporto e orientamento, oppure che sia più indicato un Percorso Psicologico o Psicoterapeutico. In altri casi può essere utile il coinvolgimento di altre figure professionali o dei diversi contesti di vita del minore.
Il ruolo dei genitori
Nel lavoro con un minore, il coinvolgimento dei genitori rappresenta un elemento importante. Il professionista mantiene uno spazio di ascolto adeguato alle esigenze del bambino o dell’adolescente, nel rispetto della sua età, della sua autonomia e della necessità di costruire una relazione di fiducia.
L’obiettivo è comprendere ciò che il minore sta vivendo e aiutare la famiglia a individuare risorse e modalità più efficaci per affrontare la difficoltà.
Valutazione dei Disturbi del Neurosviluppo
Quando un bambino presenta difficoltà persistenti in uno o più aree dello sviluppo, nell’attenzione, nell’apprendimento, nel linguaggio, nella regolazione del comportamento, nelle funzioni esecutive, nella comunicazione o nelle competenze sociali, può essere utile effettuare una Valutazione Psicodiagnostica del Neurosviluppo.
La valutazione ha l’obiettivo di comprendere in modo approfondito il funzionamento cognitivo, neuropsicologico, emotivo e comportamentale del bambino, mettendo in relazione le difficoltà osservate con la sua storia evolutiva e con le risorse presenti.
Non si tratta quindi di somministrare semplicemente dei test, ma di realizzare un percorso diagnostico strutturato, nel quale anamnesi, osservazione clinica, colloqui e test standardizzati concorrono alla formulazione di un quadro complessivo di funzionamento.
Dalla raccolta anamnestica alla valutazione clinica
Il percorso inizia con un colloquio clinico con i genitori e una raccolta anamnestica approfondita.
Vengono ricostruite le principali tappe dello sviluppo del bambino/ragazzo, prendendo in considerazione, la gravidanza e la nascita, lo sviluppo motorio e linguistico, le autonomie, la storia scolastica, le modalità di relazione, il comportamento e la regolazione emotiva.
Particolare attenzione viene dedicata alle difficoltà che hanno motivato la richiesta di valutazione, alla loro insorgenza e persistenza, alle situazioni nelle quali si manifestano e all’impatto che hanno sulla vita quotidiana, scolastica e relazionale del bambino/ragazzo.
La raccolta anamnestica permette di formulare i primi quesiti clinici e di orientare le fasi successive della valutazione.
La testistica e la valutazione del funzionamento
In base all’età del bambino/ragazzo, alla storia evolutiva e al motivo dell’invio, viene definito un protocollo di valutazione individualizzato.
Possono essere utilizzati test cognitivi e neuropsicologici, prove relative agli apprendimenti, all’attenzione, alle funzioni esecutive, al linguaggio e ad altre specifiche funzioni, oltre a questionari e strumenti standardizzati rivolti ai genitori e, quando appropriato, ad altri adulti di riferimento.
Gli strumenti vengono selezionati in funzione del quesito diagnostico e della raccolta anamnestica e non vengono considerati singolarmente: il significato di un risultato emerge dall’integrazione tra dati testistici, osservazione clinica, anamnesi e informazioni relative ai diversi contesti di vita del bambino/ragazzo.
Questo approccio consente di distinguere una difficoltà circoscritta da una condizione più ampia e di considerare anche eventuali fattori emotivi, relazionali o ambientali che possono contribuire alla manifestazione delle difficoltà.
La formulazione diagnostica e la relazione clinica
Al termine della fase di valutazione, tutti gli elementi raccolti vengono integrati e interpretati all’interno di un quadro clinico complessivo.
Quando i dati disponibili lo consentono, il percorso può portare alla formulazione di una diagnosi relativa a un Disturbo del Neurosviluppo, sulla base dei criteri diagnostici di riferimento.(DSM-5, ICD-10)
La valutazione può inoltre evidenziare la necessità di ulteriori approfondimenti o di un confronto con altre figure specialistiche, soprattutto quando la complessità del quadro richiede un approccio multidisciplinare.
Al termine viene predisposta una relazione clinica, nella quale vengono riportati i principali elementi emersi dal percorso valutativo: i dati anamnestici rilevanti, le modalità e gli strumenti di valutazione utilizzati, i risultati ottenuti, la loro interpretazione clinica, le eventuali conclusioni diagnostiche e le indicazioni per il successivo intervento.
Il colloquio di restituzione con i genitori
La valutazione si conclude con un colloquio di restituzione, momento fondamentale del percorso diagnostico.
L’incontro permette di condividere con i genitori quanto emerso dalla valutazione, spiegando in maniera chiara e comprensibile il profilo di funzionamento del bambino, le eventuali difficoltà riscontrate, le sue risorse e il significato dei risultati ottenuti.
La restituzione non è quindi soltanto la consegna di una relazione, ma rappresenta uno spazio di confronto nel quale i genitori possono comprendere meglio ciò che sta accadendo e ricevere indicazioni concrete rispetto ai possibili passi successivi.
Dalla diagnosi al progetto di intervento
La diagnosi rappresenta un punto di partenza per comprendere meglio i bisogni del bambino e individuare le modalità di intervento più appropriate.
In base alle difficoltà emerse, possono essere formulate indicazioni per un successivo percorso di supporto o di psicoterapia.
Quando necessario, può inoltre essere indicato un intervento da parte di altre figure professionali, come neuropsichiatra infantile, il logopedista, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva o altri specialisti, in un’ottica di presa in carico integrata.
La valutazione può infine fornire indicazioni utili anche per favorire una maggiore comprensione delle esigenze del bambino nei diversi contesti di vita e, quando opportuno, per orientare il confronto con la scuola.
Comprendere prima di intervenire
Valutare un Disturbo del Neurosviluppo significa andare oltre la semplice osservazione di una difficoltà: significa comprendere come il bambino funziona, quali sono le aree di maggiore fragilità e quali, invece, rappresentano risorse da valorizzare.
Un percorso diagnostico accurato permette alla famiglia di dare un significato alle difficoltà osservate e di costruire, quando necessario, un progetto di intervento il più possibile mirato, individualizzato e coerente con i bisogni del bambino/ragazzo.
L’importanza di una diagnosi precoce
Individuare precocemente eventuali difficoltà del neurosviluppo può rappresentare un’importante opportunità per il bambino e per la sua famiglia. Riconoscere i segnali di difficoltà già nei primi anni di vita permette infatti di comprendere tempestivamente i suoi bisogni e, quando indicato, di avviare il percorso di intervento o di supporto più adeguato.
Intervenire precocemente significa poter lavorare sulle competenze che risultano maggiormente fragili in una fase dello sviluppo caratterizzata da una significativa plasticità cerebrale, favorendo l’apprendimento e l’acquisizione di strategie funzionali. L’obiettivo non è soltanto intervenire sulla singola difficoltà, ma sostenere lo sviluppo complessivo, promuovendo le sue risorse, il benessere emotivo e relazionale e una migliore qualità di vita.
Una valutazione precoce può quindi consentire di non attendere che le difficoltà diventino più complesse o interferiscano maggiormente con la vita scolastica, familiare e sociale, ma di costruire per tempo un progetto individualizzato, calibrato sulle caratteristiche e sui bisogni del bambino.
Cos’è?
La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è un approccio psicoterapeutico strutturato, basato su evidenze scientifiche, che considera la relazione tra pensieri, emozioni, comportamenti e situazioni.
In alcune situazioni difficili può instaurarsi un circolo che tende a mantenere il problema.
Ad esempio:
Situazione → pensiero → emozione → comportamento → conseguenze
Un bambino che pensa “non sono capace” di fronte a un compito scolastico può provare ansia e frustrazione, evitare il compito o chiedere continuamente aiuto. L’evitamento può ridurre momentaneamente l’ansia, ma allo stesso tempo rafforzare l’idea di non essere capace.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale aiuta a riconoscere questi meccanismi e modificarli gradualmente, sviluppando modalità di pensiero e comportamento più funzionali.
Il lavoro può comprendere, in base all’età e alle necessità della persona:
- riconoscimento e comprensione delle emozioni;
- individuazione dei pensieri automatici;
- ristrutturazione cognitiva;
- tecniche di gestione della paura, della rabbia, della frustrazione;
- esposizione graduale, quando indicata;
- problem solving;
- sviluppo delle abilità sociali;
- strategie di autoregolazione;
- gestione dell’impulsività;
- potenziamento delle strategie di coping;
- lavoro sull’autostima e sul senso di autoefficacia;
- psicoeducazione;
- coinvolgimento della famiglia.
Con bambini e adolescenti, le tecniche vengono adattate all’età e al livello di sviluppo. La terapia può quindi utilizzare anche gioco, immagini, schede, attività pratiche ed esercizi esperienziali, rendendo i concetti psicologici concreti e comprensibili.
Il lavoro con bambini e adolescenti
Quando un bambino o un adolescente arriva in terapia, non si lavora mai esclusivamente sul singolo sintomo.
Il suo funzionamento è inserito all’interno di una rete di relazioni e contesti: famiglia, scuola, gruppo dei pari e ambiente sociale.
Per questo, quando appropriato e nel rispetto della privacy e dell’età del minore, il percorso può prevedere il coinvolgimento dei genitori e, previo accordo e consenso secondo quanto previsto dalla normativa, il confronto con altre figure professionali o con la scuola.
Il coinvolgimento dei genitori non significa “fare terapia al posto del bambino”, ma creare intorno a lui un ambiente che possa sostenere il cambiamento.
Un approccio integrato con la rete di cura
Nel lavoro con i Disturbi del Neurosviluppo può essere particolarmente importante la collaborazione tra diverse figure professionali.
Quando necessario, il percorso psicologico può inserirsi all’interno di una rete che comprende, a seconda dei bisogni, Pediatra, Neuropsichiatra Infantile, Psichiatra, Psicologo, Logopedista, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, Terapista Occupazionale, Insegnanti ed altre figure educative e sanitarie.
Il confronto tra professionisti consente di integrare informazioni provenienti da contesti differenti e di costruire interventi coerenti con i bisogni della persona.
L’obiettivo comune è favorire il miglior funzionamento possibile e il benessere della persona nel suo ambiente di vita.
Il primo colloquio
Il primo incontro rappresenta uno spazio per conoscersi, comprendere la richiesta e raccogliere le informazioni necessarie.
Nel caso di bambini e adolescenti, una parte del percorso iniziale è dedicata alla raccolta della storia evolutiva e alla comprensione del funzionamento attuale, considerando gli aspetti emotivi, comportamentali, cognitivi, relazionali e familiari.
In base alla situazione, può essere utile effettuare una valutazione psicologica più approfondita prima di definire gli obiettivi dell’intervento.
Al termine della fase iniziale vengono condivisi con la persona e, nel caso di minori, con i genitori, gli elementi emersi e l’eventuale proposta di intervento.
Ogni percorso viene quindi costruito sulla specificità della persona e della sua richiesta.
Uno spazio per comprendere, sperimentare e crescere
Chiedere aiuto psicologico non significa necessariamente che ci sia qualcosa che “non va” nella persona.
A volte significa avere bisogno di uno spazio in cui fermarsi, comprendere ciò che sta accadendo e trovare nuovi strumenti per affrontarlo.
Con bambini, adolescenti e giovani adulti, il mio obiettivo è creare un contesto accogliente, collaborativo, nel quale la persona possa sentirsi ascoltata e contemporaneamente acquisire strumenti concreti per affrontare le proprie difficoltà.
Schema Therapy per bambini e adolescenti
La Schema Therapy è un approccio psicoterapeutico che amplia alcuni principi della Terapia Cognitivo-Comportamentale e aiuta a comprendere come le esperienze vissute nel corso dello sviluppo possano contribuire alla formazione di modalità ricorrenti di pensare, sentire e comportarsi.
Al centro del modello ci sono gli Schemi Maladattivi Precoci, cioè modalità profonde e persistenti attraverso cui una persona interpreta se stessa, gli altri e le relazioni. Questi schemi possono svilupparsi quando alcuni bisogni emotivi fondamentali dell’infanzia non vengono sufficientemente soddisfatti, ad esempio il bisogno di sicurezza, accettazione, autonomia, espressione delle emozioni e limiti adeguati.
Con bambini e adolescenti, il modello viene adattato all’età e al livello di sviluppo e può utilizzare strumenti concreti e facilmente comprensibili, come immagini, storie, gioco, pupazzi, attività esperienziali. Particolare attenzione viene dedicata anche alla relazione terapeutica e al coinvolgimento dei genitori, quando indicato.
La Schema Therapy può essere presa in considerazione soprattutto quando le difficoltà sono persistenti, ricorrenti o legate a modalità relazionali ed emotive consolidate, ad esempio in presenza di difficoltà nella regolazione delle emozioni, problemi relazionali, forte insicurezza, bassa autostima, vissuti di rifiuto o abbandono, difficoltà comportamentali o problematiche che tendono a ripresentarsi in contesti diversi.
L’obiettivo è aiutare il bambino o l’adolescente a riconoscere i propri bisogni emotivi, comprendere i propri schemi e sviluppare modalità più flessibili e funzionali di affrontare le situazioni, favorendo una maggiore consapevolezza, autonomia e capacità di costruire relazioni positive.
La scelta dell’approccio terapeutico viene sempre effettuata sulla base della valutazione individuale e delle caratteristiche specifiche della persona.
Al termine della fase iniziale vengono condivisi con la persona e, nel caso di minori, con i genitori, gli elementi emersi e l’eventuale proposta di intervento.
EMDR: elaborare le esperienze traumatiche
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico utilizzato principalmente per favorire l’elaborazione di esperienze traumatiche o particolarmente stressanti che continuano a influenzare il benessere emotivo e il funzionamento della persona.
Un’esperienza può risultare difficile da elaborare quando rimane associata a emozioni intense, immagini, sensazioni corporee o pensieri negativi su di sé. In questi casi, anche a distanza di tempo, determinati ricordi o situazioni possono riattivare reazioni di paura, ansia, vergogna, impotenza o forte disagio.
Durante il trattamento EMDR, il terapeuta accompagna la persona nel richiamare in modo graduale e controllato alcuni aspetti dell’esperienza, mentre vengono utilizzate forme di stimolazione bilaterale, come movimenti oculari guidati o, in alcuni casi, stimolazioni tattili o uditive alternate. Il lavoro è finalizzato a favorire una rielaborazione del ricordo traumatico, così che possa essere collocato nel passato e non venga più vissuto con la stessa intensità emotiva.
L’EMDR non consiste nel “cancellare” un ricordo e non significa dimenticare ciò che è accaduto. L’obiettivo è piuttosto ridurre il disagio associato al ricordo e modificarne il modo in cui viene vissuto nel presente, favorendo una maggiore integrazione dell’esperienza.
L’EMDR può essere integrato all’interno di un più ampio percorso psicoterapeutico, quando clinicamente indicato, e quindi nel caso specifico di traumi e lutti.
Un supporto concreto per comprendere e accompagnare bambini con Difficoltà/Disturbi del Neurosviluppo.
Essere genitori di un bambino con un Disturbo del Neurosviluppo può comportare dubbi, preoccupazioni e difficoltà nella gestione della quotidianità.
Comprendere il comportamento del proprio bambino, affrontare le crisi, sostenere l’autonomia, gestire le regole e mantenere una relazione positiva possono diventare compiti particolarmente impegnativi.
La consulenza psicologica offre ai genitori uno spazio di ascolto, confronto e acquisizione di strumenti pratici, con l’obiettivo di individuare modalità educative efficaci e coerenti con i bisogni del bambino.
L’intervento dello psicologo a orientamento cognitivo-comportamentale si basa sulla collaborazione con i genitori e sulla costruzione di strategie concrete, applicabili nella vita quotidiana.
Gli incontri possono riguardare:
- difficoltà nella gestione delle regole;
- comportamenti oppositivi e provocatori;
- crisi e scoppi emotivi;
- difficoltà di attenzione e impulsività;
- difficoltà nella gestione delle emozioni;
- problemi nella relazione genitore-bambino;
- difficoltà nelle routine quotidiane;
- difficoltà nell’autonomia;
- gestione dei cambiamenti;
- difficoltà nelle relazioni con fratelli e coetanei;
- collaborazione tra famiglia e scuola.
La consulenza non propone “ricette educative” valide per tutti, ma aiuta la famiglia a costruire strategie personalizzate, tenendo conto dell’età, delle caratteristiche e del profilo di funzionamento del bambino.
Percorso per genitori di bambini con ADHD e difficoltà del comportamento (in presenza\online)
Quando un bambino presenta un Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività ( ADHD), Difficoltà di Autoregolazione, Impulsività o Comportamenti Oppositivi, la quotidianità familiare può essere caratterizzata da continue richieste, conflitti e difficoltà nel far rispettare le regole.
Il percorso aiuta i genitori a comprendere meglio ciò che accade e a sviluppare modalità educative più efficaci.
Il percorso inizia con la Psico Educazione:
Comprendere l’ADHD
- attenzione e difficoltà attentive;
- impulsività e iperattività;
- difficoltà di autoregolazione;
- gestione delle emozioni;
- difficoltà nell’organizzazione e nella pianificazione.
E Continua con l’insegnamento di strategie utili per rinforzare comportamenti positivi e strategie per ridurre i comportamenti problema. Si condividono insieme ai genitori modalità positive e coerenti.
Inserimento di Regole e limiti
- come formulare regole chiare e comprensibili;
- come rendere le richieste più efficaci;
- differenza tra regole, conseguenze e punizioni;
- come mantenere coerenza educativa;
- gestione delle situazioni di opposizione.
Rinforzare i comportamenti positivi
- attenzione positiva;
- rinforzo positivo;
- sistemi a punti e token economy, quando appropriati;
- valorizzazione dei comportamenti adeguati;
- costruzione di obiettivi graduali.
Gestire i comportamenti problematici
- osservazione del comportamento problematico;
- identificazione degli antecedenti;
- comprensione delle conseguenze che possono mantenere un comportamento;
- strategie di prevenzione;
- insegnamento di modalità alternative e più funzionali di comportamento.
L’obiettivo è aiutare il genitore a ridurre il ciclo di richiesta → opposizione → conflitto, favorendo una relazione educativa più prevedibile, positiva ed efficace.
Percorso per genitori di bambini con Autismo (in presenza\online)
Favorire comunicazione, autonomia e partecipazione.
Quando un bambino presenta un Disturbo dello Spettro dell’Autismo, i genitori possono incontrare difficoltà nella gestione delle routine, della comunicazione, dei cambiamenti e dei comportamenti problematici.
La consulenza può aiutare la famiglia a comprendere meglio il funzionamento individuale del bambino e a individuare strategie che favoriscano la sua partecipazione alla vita familiare.
Il percorso può lavorare su:
- comprensione e funzionamento individuale del bambino;
- comunicazione e comprensione delle richieste;
- organizzazione delle routine;
- anticipazione dei cambiamenti;
- gestione delle transizioni;
- sviluppo dell’autonomia;
- gestione delle difficoltà comportamentali;
- promozione del gioco e dell’interazione;
- gestione delle situazioni sociali;
- individuazione e utilizzo degli interessi del bambino come risorsa;
- adattamento dell’ambiente alle sue esigenze.
Particolare attenzione può essere dedicata alla prevenzione delle situazioni di crisi, cercando di comprendere quali condizioni precedono il comportamento e quali strategie possono aiutare il bambino a comunicare i propri bisogni in modo più funzionale.
Percorso per genitori di bambini con Disabilità Intellettiva (in presenza\online)
Nel caso di bambini con Disabilità Intellettiva o significative Difficoltà dello Sviluppo, il lavoro con i genitori può concentrarsi soprattutto sulla promozione delle competenze quotidiane e dell’autonomia.
Il percorso può riguardare:
- sviluppo delle autonomie personali;
- organizzazione delle routine;
- acquisizione graduale di nuove abilità;
- gestione delle richieste;
- comunicazione;
- gestione dei comportamenti problematici;
- promozione della partecipazione alla vita familiare;
- supporto alle relazioni con fratelli e coetanei;
- individuazione di obiettivi realistici e significativi;
- valorizzazione delle competenze già presenti.
Le attività vengono adattate al livello di sviluppo e alle caratteristiche individuali del bambino, evitando richieste eccessivamente complesse e suddividendo le abilità in passaggi progressivi.
Cosa fa lo psicologo a orientamento cognitivo-comportamentale?
L’intervento non consiste semplicemente nel dire al genitore “cosa deve fare”.
Lo psicologo lavora insieme alla famiglia per osservare, comprendere e modificare le modalità di interazione e gestione delle situazioni problematiche.
- Ascolta e raccoglie informazioni
Vengono approfondite le difficoltà riportate dai genitori, le situazioni in cui si manifestano e le modalità con cui la famiglia cerca attualmente di affrontarle.
- Osserva e analizza
Il comportamento viene analizzato considerando ciò che accade prima, durante e dopo una determinata situazione, per comprenderne la possibile funzione.
- Individua gli obiettivi
Vengono definiti insieme alla famiglia obiettivi concreti, realistici e osservabili.
- Insegna strategie
Il genitore viene accompagnato nell’utilizzo di strategie educative e comportamentali basate sull’evidenza, adattate alle caratteristiche del bambino.
- Sperimenta nella quotidianità
Le strategie vengono applicate nelle situazioni reali della vita familiare: pasti, compiti, gioco, sonno, uscita di casa, attività quotidiane e momenti di transizione.
- Verifica e modifica
Gli incontri successivi permettono di verificare cosa sta funzionando, quali difficoltà persistono e come modificare le strategie.
Formazione per genitori (in presenza\online)
Accanto alla consulenza individuale, possono essere organizzati percorsi di formazione rivolti a gruppi di genitori, incontri tematici e momenti psicoeducativi.
Gli incontri possono affrontare temi come:
- comprendere i Disturbi del Neurosviluppo;
- gestione delle difficoltà comportamentali;
- strategie educative efficaci;
- gestione delle emozioni e delle crisi;
- comunicazione con il bambino;
- rinforzo positivo;
- costruzione delle regole;
- promozione dell’autonomia;
- gestione delle routine;
- collaborazione tra genitori, scuola e professionisti;
- come sostenere il bambino senza sostituirsi a lui.
La formazione può essere costruita a partire dalle domande e dalle difficoltà concrete dei genitori, con esempi pratici ed esercitazioni riferite alle situazioni della vita quotidiana.
L’obiettivo è aiutare i genitori a sentirsi più competenti, consapevoli e sicuri nell’affrontare le difficoltà del proprio bambino, favorendo allo stesso tempo lo sviluppo delle sue capacità, dell’autonomia e del benessere familiare.
La presenza a scuola di bambini e ragazzi con Disturbi del Neurosviluppo richiede agli insegnanti competenze specifiche, strumenti operativi e la possibilità di confrontarsi con professionisti esperti.
Lo psicologo a orientamento cognitivo-comportamentale può affiancare la scuola e gli insegnanti nella comprensione dei comportamenti, nella progettazione di strategie educative efficaci e nella costruzione di un ambiente scolastico maggiormente inclusivo.
L’obiettivo non è semplicemente “gestire il comportamento”, ma comprendere le caratteristiche del bambino, individuare i suoi bisogni e costruire modalità di intervento coerenti con il suo profilo di funzionamento.
Colloqui con gli insegnanti (in presenza\online)
I colloqui con gli insegnanti sono momenti di confronto e consulenza psicologica finalizzati a comprendere le difficoltà che il bambino manifesta nel contesto scolastico e a individuare strategie concrete per affrontarle.
Durante gli incontri è possibile lavorare su:
- osservazione e comprensione dei comportamenti problematici;
- difficoltà di attenzione, impulsività e autoregolazione;
- gestione delle crisi e dei comportamenti oppositivi;
- difficoltà nelle relazioni con i compagni;
- organizzazione delle attività e delle consegne;
- strategie per favorire attenzione e partecipazione;
- gestione dei cambiamenti e delle transizioni;
- rinforzo dei comportamenti adeguati;
- costruzione di routine prevedibili;
- comunicazione efficace con il bambino;
- collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti.
Il colloquio permette inoltre di condividere con gli insegnanti strategie applicabili concretamente nella quotidianità scolastica, adattandole all’età del bambino, alle sue caratteristiche e alle specifiche situazioni che si verificano in classe.
Formazione e consulenza per insegnanti.(in presenza\online)
I percorsi formativi possono essere progettati in base alle esigenze della singola scuola, del team docente o di specifici gruppi di insegnanti.
L’approccio cognitivo-comportamentale permette di fornire agli insegnanti strumenti pratici per comprendere il comportamento e favorire lo sviluppo delle competenze del bambino.
Percorso 1 — ADHD e disturbi del comportamento (in presenza\online)
Quando in classe sono presenti difficoltà di attenzione, impulsività, iperattività o comportamenti oppositivi
Questo percorso è rivolto principalmente agli insegnanti che lavorano con bambini con ADHD, Difficoltà di Autoregolazione, Disturbi del Comportamento o con Comportamenti Problematici.
La formazione può affrontare temi quali:
Comprendere il comportamento
- caratteristiche dell’ADHD;
- attenzione, impulsività e iperattività;
- autoregolazione emotiva e comportamentale;
- fattori che possono favorire o mantenere un comportamento problematico;
- distinzione tra difficoltà e comportamento intenzionale.
Gestire la classe
- strutturazione dell’ambiente;
- organizzazione dei tempi e delle attività;
- consegne brevi, chiare e graduali;
- anticipazione delle situazioni critiche;
- gestione delle transizioni;
- strategie per favorire la partecipazione.
Intervenire sul comportamento
- osservazione funzionale del comportamento (Analisi Funzionale ABC);
- identificazione degli antecedenti e delle conseguenze;
- rinforzo positivo;
- sistemi di Token Economy e altri strumenti comportamentali;
- definizione di obiettivi osservabili;
- strategie per ridurre i comportamenti problematici;
- monitoraggio delle strategie utilizzate.
L’obiettivo è aiutare l’insegnante a passare dalla domanda “Perché si comporta così?” alla domanda “Che cosa sta comunicando questo comportamento e come posso intervenire in modo efficace?”
Percorso 2 — Autismo e Disabilità Intellettiva (in presenza\online)
Quando il bambino presenta un profilo di sviluppo caratterizzato da difficoltà nella comunicazione, nell’interazione sociale e/o nelle competenze cognitive e adattive
Questo percorso è rivolto agli insegnanti che lavorano con bambini con Disturbo dello Spettro dell’Autismo, Disabilità Intellettiva o altre condizioni associate a un significativo Sviluppo Atipico.
Il lavoro dello psicologo può concentrarsi sulla comprensione del profilo individuale del bambino e sulla costruzione di strategie che facilitino la sua partecipazione alla vita scolastica.
La formazione può comprendere:
Comprensione del profilo del bambino
- caratteristiche del Disturbo dello Spettro dell’Autismo;
- differenze individuali e livelli di supporto necessari;
- tipi di difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale;
- funzionamento cognitivo e competenze adattive;
- interessi ristretti, rigidità e difficoltà nella gestione dei cambiamenti;
- caratteristiche sensoriali.
Strutturazione e prevedibilità
- organizzazione dello spazio e dei materiali;
- utilizzo di routine e supporti visivi;
- anticipazione dei cambiamenti;
- suddivisione delle attività in passaggi;
- facilitazione delle transizioni.
Comunicazione e partecipazione
- strategie per facilitare la comprensione delle consegne;
- supporto alla comunicazione;
- promozione dell’autonomia;
- facilitazione della partecipazione alle attività didattiche;
- promozione delle interazioni con i compagni.
Gestione dei comportamenti problematici
- osservazione sistematica;
- analisi funzionale del comportamento;
- individuazione dei possibili antecedenti e delle conseguenze;
- prevenzione delle situazioni di difficoltà;
- insegnamento di modalità alternative e funzionali di comunicazione e comportamento;
- lavoro sulle conseguenze.
Cosa fa lo psicologo a orientamento cognitivo-comportamentale?
Lo psicologo non si limita a fornire indicazioni generiche agli insegnanti, ma lavora attraverso un processo strutturato di osservazione, analisi e progettazione dell’intervento.
In particolare può:
- Osservare
Raccogliere informazioni sul comportamento del bambino nel contesto scolastico, considerando attività, ambiente, relazioni e situazioni che precedono e seguono il comportamento.
- Comprendere
Analizzare le difficoltà attraverso un’ottica cognitivo-comportamentale e funzionale, cercando di comprendere quali variabili possono contribuire al mantenimento di determinati comportamenti.
- Definire gli obiettivi
Individuare obiettivi concreti, realistici e osservabili, condivisi con gli adulti di riferimento.
- Progettare strategie
Individuare strumenti e modalità di intervento adeguati alle caratteristiche del comportamento disfunzionale, del bambino e al contesto scolastico.
- Monitorare
Verificare nel tempo l’efficacia delle strategie adottate e, quando necessario, modificarle.
Un lavoro in rete tra scuola, famiglia e professionisti
Il supporto psicologico alla scuola diventa particolarmente efficace quando si inserisce in una rete di collaborazione.
Lo psicologo può favorire il dialogo tra insegnanti, famiglia e altri professionisti coinvolti nel percorso del bambino, nel rispetto dei rispettivi ruoli e delle competenze professionali.
L’obiettivo condiviso è creare condizioni che permettano al bambino di apprendere, comunicare, partecipare e sviluppare la propria autonomia, valorizzando le sue risorse e tenendo conto delle sue difficoltà.
Percorsi personalizzati per la scuola
Ogni bambino presenta caratteristiche e bisogni differenti. Per questo è possibile progettare colloqui individuali con gli insegnanti, incontri con il team docente, consulenze su specifiche situazioni e percorsi formativi per gruppi di insegnanti, in funzione delle esigenze della scuola.
Un percorso psicologico anche a distanza, con la stessa attenzione alla persona.
La consulenza psicologica online permette di intraprendere un percorso di supporto, consulenza e psicoeducazione a distanza, attraverso videochiamate in uno spazio riservato e protetto.
È una modalità che può facilitare l’accesso al supporto psicologico quando gli spostamenti sono difficili, gli impegni familiari o lavorativi rendono complessa la presenza in studio oppure si vive lontano.
L’approccio rimane centrato sulla persona e sui suoi bisogni, con particolare attenzione alle problematiche legate ai Disturbi del Neurosviluppo e alle Difficoltà Comportamentali ed educative.
Come funziona la consulenza online
Gli incontri si svolgono tramite videochiamata, in un ambiente che permetta di mantenere privacy e riservatezza.
Il percorso può iniziare con uno o più colloqui conoscitivi, durante i quali vengono approfondite le difficoltà, il contesto e gli obiettivi della richiesta.
Successivamente è possibile concordare un percorso personalizzato, definendo:
- obiettivi della consulenza;
- frequenza degli incontri;
- modalità di lavoro;
- eventuale coinvolgimento dei genitori;
- eventuale collaborazione con la scuola o altri professionisti.
La modalità online consente di mantenere continuità nel percorso anche quando non è possibile incontrarsi fisicamente.
Un percorso psicologico a distanza, pensato per accompagnare una fase importante della vita.
La psicoterapia online offre ad adolescenti e giovani adulti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico anche a distanza, attraverso incontri in videochiamata, quando questa modalità risulta adeguata alle caratteristiche della persona e agli obiettivi del percorso.
L’adolescenza e la giovane età adulta sono fasi di importanti cambiamenti: costruzione dell’identità, relazioni, scuola, università, ingresso nel mondo del lavoro, autonomia e progettualità futura.
In alcuni momenti può essere utile avere uno spazio personale in cui fermarsi, comprendere ciò che si sta vivendo e sviluppare nuove modalità per affrontare le difficoltà.
La psicoterapia viene svolta secondo un approccio cognitivo-comportamentale, attraverso un lavoro condiviso e orientato agli obiettivi della persona.
Come funziona la psicoterapia online
Gli incontri si svolgono tramite videochiamata, in un ambiente che permetta di garantire privacy, tranquillità e continuità durante il colloquio.
Il percorso inizia con una fase di conoscenza e valutazione, durante la quale vengono approfonditi:
- le difficoltà che hanno portato a chiedere aiuto;
- il contesto personale, familiare, scolastico, universitario o lavorativo;
- le relazioni significative;
- le risorse personali;
- le modalità abituali di affrontare le situazioni difficili;
- gli obiettivi che si desidera raggiungere.
Successivamente viene definito un percorso personalizzato, concordando insieme frequenza e modalità degli incontri.
La psicoterapia online non consiste semplicemente nel trasferire sullo schermo ciò che avverrebbe in presenza: il lavoro viene organizzato tenendo conto delle caratteristiche della modalità a distanza, affinché lo spazio terapeutico rimanga efficace, riservato e adeguato alla persona.
Quali difficoltà possono essere affrontate?
La psicoterapia può essere utile in presenza di diverse forme di disagio psicologico ed emotivo, tra cui:
- ansia e preoccupazioni persistenti;
- difficoltà nella gestione delle emozioni;
- bassa autostima;
- difficoltà relazionali;
- stress;
- difficoltà di adattamento;
- difficoltà legate a cambiamenti importanti;
- difficoltà scolastiche, universitarie o lavorative associate a problematiche emotive;
- difficoltà nell’organizzazione e nella gestione degli impegni;
- difficoltà nell’affrontare l’autonomia;
- vissuti di isolamento o incomprensione;
- difficoltà nella gestione della frustrazione;
- problematiche comportamentali;
- difficoltà associate a ADHD o ad altre caratteristiche del neurosviluppo.
Il percorso viene costruito a partire dalla persona, dalle sue difficoltà attuali, dalle sue risorse e dagli obiettivi che desidera raggiungere.
L’approccio Cognitivo-Comportamentale
La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale considera la relazione tra pensieri, emozioni, comportamenti e contesto.
Durante il percorso si cerca di comprendere i meccanismi che contribuiscono al mantenimento delle difficoltà e di sviluppare modalità alternative più funzionali.
In cosa consiste…
Comprendere
Individuare cosa sta accadendo, quali situazioni generano maggiore difficoltà e quali modalità vengono abitualmente utilizzate per affrontarle.
Osservare
Imparare a riconoscere pensieri, emozioni, comportamenti e reazioni che possono contribuire al disagio.
Sperimentare
Apprendere nuove strategie e sperimentarle gradualmente nelle situazioni della vita quotidiana.
Affrontare
Quando appropriato, lavorare progressivamente sulle situazioni che vengono evitate o vissute con particolare difficoltà.
Consolidare
Rendere le nuove competenze sempre più autonome e utilizzabili anche al di fuori dello spazio terapeutico.
Il percorso può prevedere anche esercizi o attività tra un incontro e l’altro, concordati insieme e adattati alle possibilità e agli obiettivi della persona.
I vantaggi della psicoterapia online
La modalità online può offrire alcuni vantaggi, soprattutto per adolescenti e giovani adulti.
Maggiore accessibilità
Permette di intraprendere un percorso anche quando si vive lontano dallo studio o gli spostamenti sono difficili da organizzare.
Flessibilità
Può facilitare la conciliazione degli incontri con scuola, università, lavoro e altri impegni.
Continuità
Può consentire di mantenere il percorso anche durante periodi di viaggio, trasferimento o permanenza temporanea in un’altra città.
Un ambiente conosciuto
Per alcune persone iniziare il percorso da un ambiente familiare può rendere più semplice affrontare i primi incontri.
Riduzione dei tempi di spostamento
Non è necessario raggiungere fisicamente lo studio, con un conseguente risparmio di tempo e organizzazione.
Uno spazio personale per l’adolescente
Durante l’adolescenza è importante poter disporre di uno spazio in cui sentirsi ascoltati, accolti e non giudicati.
La psicoterapia può aiutare l’adolescente a sviluppare:
- maggiore consapevolezza di sé;
- capacità di riconoscere e comunicare le proprie emozioni;
- strategie per affrontare le difficoltà;
- maggiore autonomia;
- fiducia nelle proprie capacità;
- capacità di affrontare situazioni stressanti;
- maggiore consapevolezza delle proprie risorse;
- modalità più efficaci di gestione delle relazioni.
Il coinvolgimento dei genitori viene valutato in relazione all’età, alla situazione e agli obiettivi del percorso, nel rispetto della riservatezza dell’adolescente e della normativa vigente.
Psicoterapia per giovani adulti
Per un giovane adulto, iniziare un percorso psicologico può rappresentare l’opportunità di avere uno spazio dedicato per affrontare le difficoltà legate alla costruzione della propria vita adulta.
La psicoterapia può accompagnare momenti caratterizzati da:
- scelta o cambiamento del percorso universitario;
- ingresso nel mondo del lavoro;
- difficoltà nell’organizzazione della vita quotidiana;
- ricerca di maggiore autonomia;
- difficoltà nelle relazioni;
- ansia e insicurezza;
- difficoltà nella gestione delle responsabilità;
- bassa autostima;
- difficoltà nella gestione dello stress;
- necessità di comprendere meglio il proprio funzionamento;
- difficoltà associate all’ADHD o ad altre caratteristiche del neurosviluppo.
L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza, autonomia e capacità di affrontare le richieste della vita quotidiana, valorizzando le caratteristiche e le risorse individuali.
Come prepararsi a un incontro di psicoterapia online
Perché la psicoterapia online possa svolgersi in condizioni adeguate, è importante predisporre uno spazio che tuteli la privacy e permetta di partecipare al colloquio senza continue interruzioni.
Uno spazio tranquillo
È importante scegliere, per quanto possibile, una stanza o un ambiente in cui poter parlare liberamente senza essere ascoltati da altre persone.
Privacy
Durante il colloquio è necessario poter garantire la riservatezza di ciò che viene condiviso. È quindi preferibile evitare spazi pubblici, luoghi affollati o situazioni in cui altre persone possano ascoltare la conversazione.
Tempo dedicato
È importante avere a disposizione il tempo necessario per svolgere l’incontro senza dover interrompere frequentemente il colloquio per altri impegni.
Connessione stabile
È consigliabile utilizzare una connessione Internet sufficientemente stabile e verificare in anticipo il funzionamento di videocamera e microfono.
Dispositivo adeguato
È preferibile utilizzare un computer o un tablet posizionato in modo stabile, evitando, quando possibile, di svolgere il colloquio mentre si è in movimento.
Presenza e attenzione
Durante l’incontro è importante poter dedicare attenzione al colloquio, evitando contemporaneamente altre attività, studio, lavoro, videogiochi o utilizzo dei social network.
Per gli adolescenti, quando possibile, è utile che il ragazzo possa avere uno spazio sufficientemente personale e riservato, compatibilmente con l’età e con le esigenze della famiglia.
Quando la psicoterapia online può non essere la modalità più adatta?
La psicoterapia online non è indicata in ogni situazione.
Prima di iniziare viene quindi valutata l’appropriatezza del lavoro a distanza considerando:
- età della persona;
- caratteristiche individuali;
- difficoltà presenti;
- livello di autonomia;
- possibilità di garantire privacy e sicurezza;
- obiettivi del percorso;
- eventuale necessità di un intervento maggiormente integrato con il contesto.
Qualora emergesse che la modalità online non è sufficientemente adeguata, potrà essere valutata la possibilità di un percorso in presenza o di un diverso tipo di supporto.
In particolare, le situazioni di emergenza o di rischio per la propria o altrui incolumità richiedono una gestione specifica e non possono essere affidate esclusivamente alla psicoterapia online.
Un percorso costruito insieme
La psicoterapia non consiste nel ricevere semplicemente consigli.
È un percorso di collaborazione nel quale adolescente o giovane adulto e psicologo lavorano insieme per comprendere le difficoltà, individuare obiettivi significativi e sperimentare nuove modalità per affrontarle.
Anche a distanza è possibile costruire uno spazio terapeutico stabile, personale e rispettoso dei tempi e delle caratteristiche di ciascuno.
Chiedere aiuto può essere il primo passo per comprendere meglio se stessi e affrontare con maggiore consapevolezza ciò che si sta vivendo.
Richiedi un primo colloquio informativo per valutare se la psicoterapia online è adatta alle tue esigenze.
Prima di iniziare, le differenze tra:
Lo Psicologo
Ha conseguito una laurea in Psicologia ed è abilitato a fare consulenze, valutazioni diagnostiche e supporto psicologico. Non cura i Disturbi Complessi con Percorsi di Psicoterapia e Non prescrive farmaci.
Lo Psicoterapeuta
È uno Psicologo (o un medico) che ha proseguito gli studi con una Specializzazione di 4 anni in Psicoterapia. È il professionista qualificato per trattare Disturbi Psicologici e Relazionali attraverso un percorso psicoterapeutico strutturato e personalizzato.
Lo Psichiatra
È un medico specializzato in Psichiatria. Valuta la salute mentale dal punto di vista medico e biologico e può prescrivere una terapia farmacologica.
Il Neuropsichiatra Infantile
Il neuropsichiatra infantile è un medico specializzato nella salute mentale, neurologica e dello sviluppo dei bambini e degli adolescenti (da 0 a 18 anni). Si occupa di: Diagnosi e cura dei Disturbi Del Neurosviluppo (come Disturbi dell’Apprendimento, Autismo, ADHD, Epilessia, Disturbi dell’Umore e Disturbi d’Ansia).
Cosa può fare: Essendo un medico, può fare diagnosi mediche, prescrivere terapie farmacologiche, richiedere esami clinici e può guidare il percorso di riabilitazione o terapia, lavorando spesso in équipe con psicologi, logopedisti e neuropsicomotristi.Può essere anche Psicoterapeuta.
Il mio ruolo…
Sono una Psicologa e Psicoterapeuta. Il mio lavoro consiste nell’accompagnare il paziente in un percorso terapeutico per superare momenti di difficoltà, ansia o sofferenza emotiva. Mi occupo in particolare dei Disturbi del Neurosviluppo. Non prescrivo farmaci, ma se durante il percorso dovesse emergere la necessità di un consulto NPI ed eventuale supporto farmacologico, collaboro con Psichiatri e Neuropsichiatri.

