Trattamenti

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Percorsi clinici e di supporto dedicati all’infanzia, all’adolescenza, alla giovane età adulta, e alla genitorialità.

Trattamenti2026-10-26T08:36:09+00:00

Tipologie di Intervento

Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, Schema Therapy, EMDR, Training Autoregolativi, Parent e Teacher Training , Coping Power, Riabilitazione DSA

Spazio d'ascolto e cura

Un ambiente protetto in cui affrontare le sfide emotive, relazionali e scolastiche.

Trattamento Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività (ADHD)2026-10-15T07:53:18+00:00

Trattamento dell’ADHD in infanzia e adolescenza

Il trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) richiede un intervento personalizzato che tenga conto dell’età del bambino o dell’adolescente, del suo profilo di funzionamento e delle difficoltà presenti nei diversi contesti di vita.

L’ADHD non riguarda semplicemente la capacità di “stare attenti” o di “comportarsi bene”. Le difficoltà possono coinvolgere diversi processi di autoregolazione, tra cui attenzione, controllo degli impulsi, pianificazione, organizzazione, gestione del tempo, regolazione emotiva e capacità di portare a termine un’attività.

Per questo motivo l’intervento cognitivo-comportamentale non si limita a lavorare sul sintomo, ma mira a sviluppare strategie e competenze concrete, che possano essere utilizzate a casa, a scuola e nelle relazioni con gli altri.

Il trattamento viene costruito sulla base del profilo individuale del bambino, delle sue risorse e delle aree nelle quali necessita di maggiore supporto.

L’approccio cognitivo-comportamentale

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) nell’ADHD utilizza strategie finalizzate a modificare alcuni comportamenti disfunzionali e, contemporaneamente, a sviluppare modalità più efficaci di autoregolazione.

Il lavoro può riguardare:

  • controllo dell’impulsività;
  • gestione dell’attenzione;
  • pianificazione;
  • organizzazione;
  • gestione del tempo;
  • problem solving;
  • monitoraggio del comportamento;
  • regolazione delle emozioni;
  • gestione della frustrazione;
  • abilità sociali;
  • autonomia nello studio;
  • capacità di portare a termine i compiti.

Il principio fondamentale è aiutare il bambino a passare progressivamente da:

“agisco prima di pensare”

a:

“mi fermo → penso → scelgo → agisco.”

Training individuale sull’autoregolazione

Uno degli interventi possibili è un training individuale di autoregolazione, costruito sulle caratteristiche specifiche del bambino.

L’autoregolazione comprende la capacità di:

  • fermarsi prima di agire;
  • mantenere l’attenzione;
  • controllare le risposte impulsive;
  • seguire una sequenza;
  • monitorare il proprio comportamento;
  • correggere un errore;
  • gestire la frustrazione;
  • portare a termine un’attività.

Durante le sedute il bambino viene aiutato a riconoscere le situazioni nelle quali perde più facilmente il controllo e a sperimentare strategie alternative.

Esempio

Di fronte a un compito difficile il bambino può imparare una sequenza:

STOP → COSA DEVO FARE? → QUAL È IL PRIMO PASSO? → LO FACCIO → CONTROLLO.

Questa sequenza può essere successivamente trasferita ai compiti scolastici e alle attività quotidiane.

Il Training Metacognitivo

Con bambini più grandi e adolescenti può essere utile lavorare sulle strategie metacognitive, cioè sulla capacità di osservare e comprendere il proprio modo di pensare e di agire.

Il ragazzo può imparare a chiedersi:

“Qual è il mio obiettivo?”

“Che cosa devo fare?”

“Da dove posso iniziare?”

“Quale strategia posso utilizzare?”

“Sto procedendo nel modo giusto?”

“Ho controllato il risultato?”

Queste domande aiutano a sviluppare progressivamente un maggiore monitoraggio e controllo del proprio comportamento.

Strategie per l’Attenzione

Il trattamento può prevedere esercizi e strategie finalizzati a migliorare la gestione dell’attenzione.

Non si tratta semplicemente di chiedere al bambino di “concentrarsi di più”, ma di insegnargli come organizzare le condizioni che rendono più facile mantenere l’attenzione.

Si può lavorare, ad esempio, su:

  • eliminazione delle distrazioni;
  • suddivisione dei compiti;
  • utilizzo di timer;
  • pause programmate;
  • istruzioni brevi e sequenziali;
  • controllo dei passaggi;
  • automonitoraggio;
  • organizzazione dello spazio di lavoro.

Esempio

Invece di:

“Fai tutti i compiti di matematica.”

si può trasformare il compito in:

“Faccio i primi tre esercizi → controllo → breve pausa → altri tre esercizi.”

La suddivisione del compito permette di ridurre il senso di sovraccarico e aumentare la probabilità che il bambino riesca a portarlo a termine.

Gestione dell’Impulsività

L’impulsività può manifestarsi nel parlare senza aspettare il proprio turno, interrompere, rispondere prima che la domanda sia terminata, agire senza valutare le conseguenze o iniziare un’attività senza ascoltare le istruzioni.

La terapia può utilizzare tecniche comportamentali e cognitive per allenare il controllo della risposta.

Esempio

Il bambino può imparare una procedura:

FERMATI → ASCOLTA → PENSA → RISPONDI.

La strategia viene inizialmente esercitata durante la seduta attraverso giochi e attività strutturate e successivamente generalizzata nella vita quotidiana.

Regolazione Emotiva

Le difficoltà di regolazione emotiva sono frequenti nell’ADHD.

Il bambino/ragazzo può passare rapidamente dalla calma alla rabbia, avere una bassa tolleranza alla frustrazione o reagire in modo molto intenso a un limite, a una sconfitta o a un rimprovero.

L’intervento può aiutare il bambino/ragazzo a:

  • riconoscere le emozioni;
  • identificare i segnali corporei;
  • riconoscere i fattori scatenanti;
  • comprendere il collegamento tra pensieri, emozioni e comportamenti;
  • utilizzare strategie di autoregolazione;
  • aumentare la tolleranza alla frustrazione;
  • imparare modalità alternative di risposta.

Esempio

Il bambino può imparare a riconoscere una sequenza:

“Mi sto arrabbiando → sento il corpo teso → mi fermo → chiedo una pausa → mi calmo → torno alla situazione.”

L’obiettivo non è eliminare la rabbia, ma imparare a gestirla prima che determini il comportamento.

L’Intervento Psicoeducativo

La psicoeducazione è una componente importante del trattamento.

Il bambino/ragazzo viene aiutato a comprendere il proprio funzionamento attraverso un linguaggio adeguato all’età.

Può imparare che alcune difficoltà non dipendono da una mancanza di volontà, ma da un diverso modo di gestire attenzione, impulsi ed emozioni.

Comprendere il proprio funzionamento permette di passare da:

“Sono incapace.”

a:

“Questa è un’area in cui ho bisogno di una strategia.”

La psicoeducazione può riguardare anche genitori e insegnanti, affinché possano comprendere meglio le caratteristiche dell’ADHD e utilizzare modalità di supporto coerenti.

L’intervento psicoeducativo è un percorso strutturato che mira a sviluppare le capacità di autoregolazione, attenzione e gestione del comportamento. Attraverso attività pratiche, giochi ed esercizi, il bambino/ragazzo impara a riconoscere e controllare le proprie emozioni, migliorare l’autocontrollo, rispettare le regole e organizzare le attività quotidiane.

E’ un intervento volto a migliorare la gestione dell’attenzione, degli impulsi e delle emozioni, attraverso strategie che aiutano il bambino\ragazzo a riconoscere il legame tra pensieri, emozioni e comportamenti. Si basa su tecniche come il rinforzo positivo, l’automonitoraggio, il problem solving e l’apprendimento di strategie di autocontrollo.

L’obiettivo è favorire comportamenti più funzionali, migliorare l’autonomia e promuovere una maggiore capacità di affrontare le difficoltà quotidiane, coinvolgendo, anche la famiglia e la scuola.

Il Training sulle Abilità sociali

L’ADHD può avere ripercussioni sulle relazioni con i coetanei.

Impulsività, difficoltà nell’attesa, interruzioni, difficoltà nel rispettare le regole del gioco o reazioni emotive intense possono rendere più complessa la costruzione e il mantenimento delle amicizie.

Il trattamento può quindi includere un training sulle abilità sociali.

Si può lavorare su:

  • ascolto;
  • turn-taking;
  • rispetto delle regole;
  • gestione della sconfitta;
  • richiesta di aiuto;
  • capacità di iniziare una conversazione;
  • gestione dei conflitti;
  • riconoscimento delle emozioni altrui;
  • controllo delle risposte impulsive;
  • capacità di aspettare;
  • comportamento adeguato nei diversi contesti sociali.

Il Training di gruppo

Alcune competenze possono essere allenate attraverso un percorso di gruppo.

Il gruppo rappresenta un contesto particolarmente utile per sperimentare direttamente le difficoltà relazionali e mettere in pratica le strategie apprese.

Durante le attività possono essere proposti:

  • giochi con regole;
  • attività cooperative;
  • role playing;
  • problem solving sociale;
  • esercizi di gestione della frustrazione;
  • attività sulla comunicazione;
  • giochi per l’attesa del turno;
  • esercizi di autoregolazione.

Esempio

Durante un gioco da tavolo il bambino può dover aspettare il proprio turno, rispettare le regole e gestire una eventuale sconfitta.

La situazione diventa quindi un’occasione concreta per allenare:

controllo dell’impulsività + tolleranza della frustrazione + competenze sociali + regolazione emotiva.

Il Coping Power Program

Per alcuni bambini può essere indicato un intervento strutturato come il Coping Power Program, un programma cognitivo-comportamentale rivolto in particolare a bambini e preadolescenti con difficoltà di comportamento e autoregolazione.

Il programma lavora su competenze come:

  • gestione della rabbia;
  • controllo dell’impulsività;
  • problem solving;
  • riconoscimento delle emozioni;
  • gestione delle situazioni sociali;
  • capacità di perseguire obiettivi;
  • strategie di coping;
  • competenze relazionali.

Il lavoro può essere organizzato in gruppo per i bambini e prevedere parallelamente un intervento rivolto ai genitori e agli insegnanti.

Il programma viene utilizzato quando risulta coerente con le caratteristiche e gli obiettivi del bambino, all’interno di una valutazione clinica individualizzata.

Il Parent Training

Il coinvolgimento dei genitori è una componente fondamentale dell’intervento sull’ADHD.

Il Parent Training è un percorso rivolto ai genitori finalizzato a fornire strumenti pratici per gestire le difficoltà comportamentali e favorire lo sviluppo delle competenze del bambino.

I genitori possono imparare a:

  • formulare richieste chiare;
  • stabilire poche regole comprensibili;
  • utilizzare conseguenze coerenti;
  • rinforzare i comportamenti adeguati;
  • utilizzare sistemi di rinforzo;
  • prevenire situazioni problematiche;
  • organizzare le routine;
  • gestire i comportamenti oppositivi;
  • favorire l’autonomia;
  • sostenere lo svolgimento dei compiti;
  • ridurre interazioni basate esclusivamente su rimproveri.

Esempio

Invece di ripetere molte volte:

“Vestiti! Ti devi vestire! Quante volte devo dirtelo?”

il genitore può utilizzare una consegna più strutturata:

“Adesso ci vestiamo. Prima pantaloni, poi maglietta.”

Il comportamento adeguato viene immediatamente riconosciuto e rinforzato.

L’obiettivo è creare un ambiente nel quale il bambino/ragazzo sappia che cosa ci si aspetta da lui e quali conseguenze avranno le sue azioni.

Il Rinforzo positivo e sistemi a punti

Una tecnica frequentemente utilizzata negli interventi comportamentali è il rinforzo positivo.

Il bambino riceve una conseguenza positiva quando mette in atto il comportamento concordato.

Con i bambini può essere utilizzato anche un sistema a punti o token economy, costruito in modo semplice e proporzionato all’età.

Esempio

Obiettivo:

preparare lo zaino

Ogni volta che il comportamento viene eseguito secondo le modalità concordate, il bambino riceve un punto.

Al raggiungimento di un determinato numero di punti può accedere a un’attività piacevole precedentemente concordata.

Il sistema viene progressivamente modificato con l’aumentare dell’autonomia.

Il Teacher Training

Poiché il bambino trascorre una parte importante della giornata a scuola, il coinvolgimento degli insegnanti può essere particolarmente utile.

Il Teacher Training ha l’obiettivo di fornire agli insegnanti strategie per favorire attenzione, partecipazione, autoregolazione e comportamento adeguato in classe.

Il lavoro può riguardare:

  • formulazione delle consegne;
  • organizzazione dell’ambiente;
  • suddivisione dei compiti;
  • gestione delle pause;
  • rinforzo positivo;
  • prevenzione dei comportamenti problematici;
  • feedback immediato;
  • supporti visivi;
  • organizzazione del materiale;
  • gestione delle transizioni;
  • promozione dell’autonomia.

Esempio

Una consegna lunga come:

“Prendete il libro, andate a pagina 42, leggete il testo e poi rispondete alle domande.”

può essere suddivisa:

  1. Prendi il libro.
  2. Vai a pagina 42.
  3. Leggi il testo.
  4. Rispondi alle prime tre domande.

Il bambino riceve così una sequenza più facilmente gestibile.

Organizzazione dei compiti e metodo di studio

Con bambini e adolescenti più grandi può essere necessario lavorare sulle funzioni esecutive coinvolte nello studio.

Il percorso può includere:

  • pianificazione;
  • organizzazione;
  • gestione del tempo;
  • definizione delle priorità;
  • suddivisione dei compiti;
  • utilizzo di agende e planner;
  • controllo del materiale;
  • strategie di memorizzazione;
  • automonitoraggio.

Esempio

L’adolescente può imparare a trasformare:

“Domani ho una verifica di storia.”

in un piano concreto:

controllo gli argomenti → stabilisco quanto tempo ho → divido lo studio → preparo il materiale → studio un argomento → faccio una pausa → verifico ciò che ricordo.

L’obiettivo è sviluppare progressivamente una maggiore autonomia organizzativa.

Strategie Cognitive e Problem Solving

La terapia può aiutare il bambino a fermarsi e analizzare le situazioni problematiche.

Una semplice procedura può essere:

  1. Qual è il problema?
  2. Quali possibilità di risoluzione ci sono?
  3. Quale soluzione posso provare (la scelta)?
  4. Come la organizzo (pianificazione)?
  5. Come è andata? Ha funzionato il controllo?

Questa modalità permette di ridurre le risposte impulsive e favorire un comportamento maggiormente orientato alla soluzione del problema.

Il lavoro a casa

Il trattamento non si esaurisce nella seduta.

Le strategie vengono progressivamente trasferite nella vita quotidiana attraverso piccoli esercizi concordati con il bambino e con la famiglia.

Per esempio:

  • utilizzare una checklist per preparare lo zaino;
  • utilizzare un timer durante i compiti;
  • esercitare una strategia STOP;
  • registrare i comportamenti-obiettivo;
  • utilizzare un sistema di rinforzo;
  • esercitare una modalità adeguata di richiesta;
  • utilizzare una routine visiva.

Il lavoro a casa permette di favorire la generalizzazione e il mantenimento delle competenze.

Un intervento integrato tra bambino, famiglia e scuola

L’ADHD si manifesta in più contesti e per questo un trattamento efficace richiede, quando necessario, una rete di intervento.

Il percorso può coinvolgere:

bambino/adolescente → terapeuta → famiglia → scuola.

La comunicazione tra le diverse figure permette di utilizzare strategie coerenti e di monitorare più facilmente i progressi.

Quando necessario, il lavoro può inoltre essere integrato con quello di altri professionisti coinvolti nella presa in carico.

Monitoraggio dei progressi

Gli obiettivi vengono definiti in maniera concreta e verificabile.

Non soltanto:

“migliorare l’attenzione”

ma, ad esempio:

“riuscire a svolgere un’attività per 15 minuti utilizzando la strategia concordata.”

Non soltanto:

“ridurre l’impulsività”

ma:

“aspettare il proprio turno durante un’attività strutturata.”

Non soltanto:

“migliorare l’organizzazione”

ma:

“preparare il materiale scolastico utilizzando una checklist con un numero progressivamente minore di aiuti.”

Questo consente di verificare nel tempo l’efficacia delle strategie e di modificare il trattamento quando necessario.

L’obiettivo del trattamento

L’obiettivo della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale nell’ADHD non è chiedere al bambino di diventare “più bravo” o semplicemente “più ubbidiente”.

L’obiettivo è aiutarlo a sviluppare strumenti di autoregolazione che gli permettano di utilizzare meglio le proprie risorse.

Imparare a:

fermarsi prima di agire,

organizzare ciò che deve fare,

gestire la frustrazione,

riconoscere le proprie emozioni,

affrontare i problemi,

relazionarsi in modo più efficace,

portare a termine le attività,

chiedere aiuto quando ne ha bisogno.

Il percorso viene adattato all’età e al livello di funzionamento del bambino o dell’adolescente e può integrare training individuale, interventi di gruppo, Terapia Cognitivo-Comportamentale, Interventi Psicoeducativi, Coping Power Program, Parent Training e Teacher Training.

L’obiettivo finale è favorire una maggiore autonomia, autoregolazione, competenza sociale e qualità della vita, aiutando il bambino o l’adolescente a comprendere il proprio funzionamento e a costruire strategie efficaci da utilizzare nei diversi contesti della sua vita.

I Parent training prescolare per bambini disattenti, iperattivi, impulsivi.

Il programma di parent training prescolare è un intervento di supporto alla genitorialità rivolto principalmente ai genitori di bambini tra i 3 e i 5 anni che manifestano difficoltà di attenzione, iperattività, impulsività e comportamenti oppositivi. L’obiettivo è promuovere modalità educative e comunicative più funzionali, favorendo la comprensione dei comportamenti del bambino e il miglioramento delle interazioni all’interno del contesto familiare.

Durante gli incontri i genitori vengono accompagnati nell’osservazione e nell’analisi dei comportamenti del figlio, nell’individuazione delle situazioni che possono favorire l’insorgenza dei comportamenti problematici e nella sperimentazione di strategie educative alternative. Una caratteristica del programma è l’utilizzo di videoregistrazioni delle interazioni genitore-bambino e di diari osservativi, utili per riconoscere i comportamenti positivi e disfunzionali, analizzare gli antecedenti e le conseguenze delle condotte e monitorare i cambiamenti nel tempo.

I principali contenuti riguardano lo sviluppo di una comunicazione efficace, il rafforzamento della relazione genitore-figlio, l’analisi funzionale del comportamento, la definizione di regole chiare e coerenti, il rinforzo dei comportamenti adeguati e la gestione delle situazioni di crisi e dei comportamenti oppositivi. Il programma mira inoltre a favorire una lettura più realistica delle difficoltà del bambino e ad accrescere il senso di competenza dei genitori nella gestione delle situazioni educative quotidiane.

Nel contesto della scuola dell’infanzia, il parent training può essere utilizzato come strumento di intervento indiretto e risulta efficace in presenza di difficoltà di regolazione emotiva e comportamentale, saper riconoscere i segnali precoci di disregolazione, comprendere i fattori che precedono e seguono le crisi emotive, utilizzare modalità comunicative rassicuranti e coerenti, stabilire routine prevedibili e rinforzare i comportamenti adattivi. L’intervento mira inoltre a sostenere lo sviluppo progressivo dell’autoregolazione, della tolleranza alla frustrazione e della capacità di gestire le emozioni intense, attraverso risposte adulte sensibili, strutturate e condivise con il contesto educativo.

 

Trattamento Disturbo della Condotta e Disturbo Oppositivo Provocatorio2026-10-15T14:50:01+00:00

Trattamento Cognitivo-Comportamentale del Disturbo della Condotta e del Disturbo Oppositivo Provocatorio

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e il Disturbo della Condotta (DC) sono condizioni caratterizzate da difficoltà significative nella regolazione del comportamento e delle emozioni, che possono interferire con la vita familiare, scolastica e sociale del bambino o dell’adolescente.

Nel Disturbo Oppositivo Provocatorio possono essere presenti irritabilità, frequenti scoppi di rabbia, comportamento polemico e provocatorio, difficoltà ad accettare regole e richieste e atteggiamenti di sfida nei confronti delle figure adulte.

Nel Disturbo della Condotta le difficoltà possono essere più pervasive e comprendere comportamenti che violano in modo significativo le regole sociali o i diritti degli altri, come aggressività, distruzione di oggetti, comportamenti gravemente trasgressivi, furti o altre condotte problematiche.

Questi comportamenti non vengono considerati semplicemente come “cattiva educazione” o mancanza di volontà.

È importante comprendere quando compaiono, che cosa li precede, quali conseguenze producono e quale funzione possono avere, considerando anche le caratteristiche individuali, familiari, scolastiche e relazionali del bambino.

Per questo motivo il trattamento parte da una valutazione individualizzata, finalizzata a comprendere il funzionamento emotivo, cognitivo, comportamentale e relazionale del bambino o dell’adolescente.

L’intervento può essere realizzato attraverso un approccio cognitivo-comportamentale (TCC), con particolare attenzione al coinvolgimento dei genitori e, quando necessario, della scuola e degli altri professionisti coinvolti.

Non esiste un unico trattamento valido per tutti.

Il percorso viene costruito sulla base di:

  • età e fase dello sviluppo;
  • caratteristiche cognitive;
  • capacità di regolazione emotiva;
  • modalità di relazione con adulti e coetanei;
  • frequenza e intensità dei comportamenti problematici;
  • situazioni nelle quali compaiono;
  • modalità educative familiari;
  • funzionamento scolastico;
  • eventuali difficoltà di apprendimento;
  • eventuali difficoltà emotive;
  • eventuali diagnosi associate.

L’obiettivo è individuare quali sono i comportamenti maggiormente problematici, quali fattori li favoriscono o li mantengono e quali competenze alternative possono essere insegnate.

Disturbo Oppositivo Provocatorio

Nel Disturbo Oppositivo Provocatorio possono essere presenti:

  • frequenti scoppi di rabbia;
  • irritabilità;
  • discussioni con gli adulti;
  • rifiuto delle richieste;
  • atteggiamenti provocatori;
  • difficoltà ad accettare regole e limiti;
  • tendenza a incolpare gli altri;
  • difficoltà a tollerare la frustrazione;
  • comportamenti di sfida;
  • risentimento e difficoltà a lasciar andare un conflitto.

Il comportamento può essere particolarmente evidente in famiglia, a scuola o in altri contesti nei quali vengono richieste regole e collaborazione.

Un percorso psicologico efficace parte dalla comprensione delle cause e delle situazioni che favoriscono i comportamenti problematici, tenendo conto della storia individuale, delle dinamiche familiari e delle eventuali difficoltà associate.

Psicoterapia individuale per il bambino e l’adolescente

La psicoterapia rappresenta uno spazio in cui il bambino o l’adolescente può imparare a riconoscere e comprendere le proprie emozioni, esprimere il disagio in modo più funzionale e sviluppare strategie alternative alle reazioni oppositive e aggressive.

Il lavoro terapeutico può concentrarsi sulla gestione della rabbia, sulla tolleranza della frustrazione, sul controllo degli impulsi e sul potenziamento delle capacità di risoluzione dei problemi. Attraverso attività ed esercizi adeguati all’età, il bambino viene accompagnato a riconoscere le situazioni che innescano le reazioni di sfida, a individuare i pensieri e le emozioni che le precedono e a sperimentare modalità più efficaci per affrontarle.

Gli interventi cognitivo-comportamentali possono essere utili per sviluppare capacità di autoregolazione, problem solving e gestione dei conflitti. Con gli adolescenti, il percorso può inoltre favorire una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, la responsabilità personale e il miglioramento delle relazioni interpersonali.

La relazione terapeutica offre un contesto sicuro e non giudicante nel quale sperimentare modalità di comunicazione differenti, valorizzando le risorse individuali e rafforzando la fiducia nelle proprie capacità.

Parent training e sostegno alla genitorialità

Il coinvolgimento dei genitori costituisce una componente fondamentale del trattamento del Disturbo Oppositivo Provocatorio. Le difficoltà quotidiane possono generare stanchezza, preoccupazione e senso di impotenza, soprattutto quando le richieste più semplici si trasformano frequentemente in discussioni o scontri.

Il parent training è un intervento strutturato che aiuta i genitori a comprendere meglio i comportamenti del figlio e a sviluppare strategie educative più efficaci. I genitori imparano a formulare regole chiare e realistiche, fornire indicazioni coerenti, riconoscere e rinforzare i comportamenti positivi e gestire le trasgressioni attraverso conseguenze prevedibili e proporzionate.

Particolare attenzione viene dedicata alla comunicazione, alla capacità di mantenere la calma nelle situazioni conflittuali e alla riduzione delle interazioni caratterizzate da continue provocazioni, rimproveri o escalation emotive.

Il sostegno alla genitorialità permette inoltre di individuare le risorse della famiglia, comprendere i bisogni emotivi del bambino e promuovere un equilibrio tra fermezza educativa e disponibilità affettiva. L’obiettivo non è attribuire responsabilità ai genitori, ma fornire loro strumenti concreti per affrontare le difficoltà e favorire cambiamenti positivi nella relazione con il figlio.

Intervento sulla famiglia

Quando i comportamenti oppositivi si inseriscono in dinamiche familiari caratterizzate da conflitti frequenti, incomprensioni o difficoltà comunicative, può essere utile integrare il percorso individuale con interventi rivolti alla famiglia.

Il lavoro familiare mira a migliorare la comunicazione, rendere più prevedibili le regole e le risposte degli adulti e favorire modalità di interazione meno conflittuali. Attraverso il confronto guidato, i familiari possono imparare a riconoscere le situazioni che alimentano le tensioni e a sperimentare strategie condivise per affrontarle.

L’intervento può aiutare ciascun componente della famiglia a comprendere meglio il proprio ruolo nelle interazioni quotidiane, senza colpevolizzazioni, promuovendo una maggiore collaborazione e un clima relazionale più rassicurante.

Collaborazione con la scuola

Le difficoltà legate al Disturbo Oppositivo Provocatorio possono manifestarsi anche nel contesto scolastico, attraverso il rifiuto delle consegne, i conflitti con gli insegnanti, le difficoltà nel rispettare le regole o le relazioni problematiche con i compagni.

Quando necessario e con il coinvolgimento della famiglia, la collaborazione tra professionista e scuola permette di individuare strategie educative coerenti con gli obiettivi del trattamento. Può essere utile definire aspettative chiare, suddividere le richieste complesse in passaggi più semplici, valorizzare i progressi e concordare modalità condivise per affrontare i momenti di difficoltà.

Un ambiente scolastico prevedibile, attento ai bisogni del bambino e capace di riconoscere i comportamenti positivi può contribuire a ridurre i conflitti e a favorire una partecipazione più serena alla vita scolastica.

Valutazione psicologica e intervento multidisciplinare

Prima di definire il trattamento, è importante effettuare una valutazione accurata delle manifestazioni oppositive, della loro frequenza e intensità e dell’impatto che esercitano sulla vita familiare, scolastica e sociale.

La valutazione consente di distinguere il Disturbo Oppositivo Provocatorio da comportamenti oppositivi transitori o legati a specifiche fasi dello sviluppo e di approfondire l’eventuale presenza di altre difficoltà, come il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), i disturbi d’ansia, le difficoltà dell’umore o i disturbi dell’apprendimento.

In base ai risultati, può essere indicato un percorso psicoterapeutico oppure un intervento integrato con altre figure professionali, come il neuropsichiatra infantile, lo psicologo scolastico o altri specialisti.

Ogni bambino manifesta le proprie difficoltà in modo diverso e necessita di un intervento adeguato alla sua età, alle sue caratteristiche e al contesto in cui vive. Per questo, il trattamento del Disturbo Oppositivo Provocatorio non si limita alla gestione dei comportamenti problematici, ma mira a promuovere competenze emotive, relazionali e comportamentali che possano accompagnare il bambino nel suo percorso di crescita.

Il Disturbo della Condotta

Nel Disturbo della Condotta possono comparire comportamenti più gravi e persistenti, tra cui:

  • aggressioni fisiche;
  • minacce;
  • distruzione di oggetti;
  • comportamenti intenzionalmente dannosi;
  • furti;
  • gravi violazioni delle regole;
  • fughe o allontanamenti;
  • comportamenti trasgressivi;
  • difficoltà significative nel rispetto dei diritti degli altri.

Quando sono presenti comportamenti di questo tipo è importante effettuare una valutazione approfondita, considerando anche eventuali fattori di rischio, difficoltà familiari, esperienze traumatiche, problematiche scolastiche, uso di sostanze nell’adolescenza o altre condizioni psicopatologiche associate.

L’intervento deve essere costruito in modo individualizzato e orientato alla riduzione dei comportamenti a rischio e allo sviluppo di modalità alternative di gestione delle situazioni problematiche.

Comprendere la funzione del comportamento

Uno degli elementi centrali dell’approccio cognitivo-comportamentale è comprendere che cosa mantiene un comportamento.

Si può utilizzare un’analisi ABC:

A – Antecedente: che cosa succede prima?

B – Behaviour: che cosa fa concretamente il bambino?

C – Conseguenza: che cosa succede subito dopo?

Esempio

Il genitore chiede al bambino di spegnere la console.

Antecedente: viene interrotta un’attività piacevole.

Comportamento: il bambino urla, insulta e lancia il controller.

Conseguenza: il genitore restituisce la console per evitare che la situazione peggiori.

In questo caso il comportamento potrebbe essere involontariamente rinforzato dalla possibilità di ottenere nuovamente l’attività desiderata.

L’intervento può quindi prevedere modalità diverse di gestione della situazione, insieme all’insegnamento di comportamenti alternativi.

Insegnare comportamenti alternativi

Non è sufficiente chiedere al bambino/ragazzo di “non comportarsi male”.

È necessario insegnargli che cosa può fare quando è arrabbiato, frustrato o in disaccordo.

Esempio

Invece di:

“Mi arrabbio → urlo → insulto → ottengo ciò che voglio.”

il bambino/ragazzo può imparare:

“Mi arrabbio → riconosco la rabbia → chiedo una pausa → esprimo il mio disaccordo → ascolto la risposta dell’adulto.”

Il comportamento alternativo deve essere concreto, semplice e realmente utilizzabile nella situazione quotidiana.E’ importante evidenziare il comportamento desiderabile, una modalità socialmente accettabile , focalizzandosi meno sul comportamento problema.

Gestione della rabbia

La gestione della rabbia rappresenta spesso una componente importante del trattamento.

Il bambino/ragazzo può imparare a riconoscere i segnali che indicano che la rabbia sta aumentando.

Esempio

Livello 1: sono tranquillo.

Livello 2: qualcosa mi dà fastidio.

Livello 3: sono molto arrabbiato.

Livello 4: rischio di perdere il controllo.

A ogni livello possono essere associate strategie specifiche:

  • fermarsi;
  • allontanarsi temporaneamente;
  • respirare;
  • chiedere una pausa;
  • utilizzare uno spazio concordato;
  • comunicare il proprio bisogno;
  • chiedere aiuto;
  • riprendere successivamente la conversazione.

L’obiettivo è intervenire prima che la rabbia raggiunga il livello di massima intensità.

Tolleranza della frustrazione

Alcuni bambini/ragazzi reagiscono in modo molto intenso quando:

  • ricevono un “no”;
  • devono aspettare;
  • perdono un gioco;
  • devono interrompere un’attività;
  • commettono un errore;
  • non ottengono ciò che desiderano;
  • devono rispettare una regola.

Il trattamento può prevedere esercizi graduali per aumentare la capacità di tollerare attese, limiti, errori e piccoli insuccessi.

Esempio

Un bambino/ragazzo che non accetta di perdere durante un gioco può essere aiutato a imparare una sequenza:

perdo → mi accorgo che sono arrabbiato → respiro → accetto il risultato → scelgo cosa fare dopo.

Utile Ristrutturazione Cognitiva: ad esempio, se perdo non valgo, è un gioco a volte si vince a volte no, mi posso impegnare di più, etc.

La capacità di tollerare la frustrazione viene costruita progressivamente, attraverso esperienze adeguate all’età.

Regole e limiti

Nel lavoro con i comportamenti oppositivi è importante che le regole siano:

  • poche;
  • chiare;
  • concrete;
  • comprensibili;
  • realistiche;
  • coerenti;
  • applicate in modo prevedibile.

Una regola come:

“Devi comportarti bene.”

può essere troppo generica.

È più utile definire un comportamento osservabile:

“Quando vuoi parlare, aspetti che l’altro abbia finito.”

oppure:

“Quando sei arrabbiato, puoi chiedere una pausa senza insultare.”

In questo modo il bambino sa che cosa ci si aspetta concretamente da lui.

Rinforzo positivo

Il rinforzo positivo permette di aumentare la frequenza dei comportamenti adeguati.

Quando il bambino rispetta una regola, collabora, comunica correttamente un bisogno o riesce a gestire una frustrazione, il comportamento può essere seguito da una conseguenza positiva.

Il rinforzo può consistere in:

  • attenzione positiva;
  • complimenti specifici;
  • attività piacevoli;
  • tempo condiviso;
  • accesso a un’attività gradita;
  • sistemi a punti o token economy, quando appropriati.

È importante che il rinforzo sia collegato in modo chiaro e tempestivo al comportamento desiderato.

Esempio

Non soltanto:

“Bravo.”

ma:

“Hai aspettato che finissi di parlare anche se eri arrabbiato. Questo è stato un modo efficace per farmi capire cosa volevi.”

Il bambino impara così a riconoscere quale comportamento viene valorizzato.

Token economy

In alcuni casi può essere utilizzato un sistema a punti o token economy.

Il bambino/ragazzo riceve un punto ogni volta che mette in atto un comportamento concordato.

Ad esempio:

rispettare una richiesta → 1 punto

utilizzare parole adeguate durante un conflitto → 1 punto

chiedere una pausa senza aggredire → 1 punto

Al raggiungimento di un numero stabilito di punti può accedere a un’attività piacevole.

Il sistema deve essere semplice, prevedibile e progressivamente orientato a rendere il comportamento adeguato sempre più autonomo e naturale.

Conseguenze educative coerenti

Quando il bambino/ragazzo mette in atto un comportamento problematico, è importante evitare risposte impulsive o incoerenti.

Le conseguenze devono essere:

  • prevedibili;
  • proporzionate;
  • immediate quando possibile;
  • coerenti con la regola;
  • prive di umiliazioni;
  • orientate all’apprendimento.

L’obiettivo non è punire il bambino/ragazzo, ma aiutarlo a comprendere il rapporto tra comportamento e conseguenze e a sperimentare modalità alternative.

Parent training

Il parent training rappresenta una componente particolarmente importante nel trattamento dei comportamenti oppositivi e della condotta.

I genitori possono essere aiutati a:

  • definire regole chiare;
  • utilizzare istruzioni efficaci;
  • rinforzare i comportamenti adeguati;
  • ridurre le interazioni coercitive;
  • gestire in modo coerente le conseguenze;
  • aumentare le occasioni di interazione positiva;
  • prevenire alcune situazioni problematiche;
  • favorire l’autonomia;
  • mantenere una comunicazione efficace durante i conflitti.
  • sviluppare la capacità di essere resilienti

Il lavoro non consiste nel cercare il “genitore perfetto”, ma nel fornire strumenti concreti per rendere più prevedibili e funzionali le interazioni quotidiane.

Come FARE una richiesta efficace

Alcuni bambini reagiscono negativamente soprattutto quando ricevono richieste ripetute, lunghe o poco chiare.

Può essere utile formulare una richiesta:

breve → concreta → positiva → una alla volta.

Ad esempio, invece di:

“Quante volte devo dirtelo? Devi smetterla di giocare, mettere via tutto e prepararti perché siamo già in ritardo!”

può essere più efficace:

“Metti via la console, per favore.”

Dopo l’esecuzione della richiesta, viene fornito un feedback positivo.

Questo riduce la possibilità che la comunicazione si trasformi rapidamente in una sequenza di richieste, rifiuti e conflitti.

Evitare le escalation

Durante un conflitto può instaurarsi una sequenza:

richiesta → rifiuto → insistenza → provocazione → aumento della rabbia → urla → punizione → ulteriore conflitto.

Il trattamento può aiutare famiglia e bambino a riconoscere questa escalation e a interromperla prima che raggiunga livelli elevati.

Il bambino/ragazzo può imparare a utilizzare una strategia alternativa:

riconoscere la rabbia → fermarsi → chiedere una pausa → calmarsi → riprendere la comunicazione, attraverso un percorso di riconoscimento dei pensieri che sostengono le emozioni disfunzionali.

Anche l’adulto può imparare a ridurre le discussioni prolungate e a mantenere una comunicazione breve, ferma e non provocatoria.

Problem solving

Una parte del trattamento può riguardare il problem solving, cioè la capacità di affrontare una situazione difficile senza ricorrere automaticamente all’aggressività o alla trasgressione.

Si può insegnare una sequenza:

  1. Qual è il problema?
  2. Che cosa sto provando?
  3. Quali possibilità ho?
  4. Quali conseguenze può avere ciascuna scelta?
  5. Quale soluzione posso provare?

Esempio

Un adolescente viene provocato da un compagno.

Le possibilità possono essere:

  • rispondere con un insulto;
  • aggredirlo;
  • allontanarsi;
  • chiedere l’intervento di un adulto;
  • rispondere in modo assertivo.

Il lavoro consiste nel valutare le conseguenze delle diverse alternative e sperimentare quella più funzionale e sicura.

Pensieri e interpretazioni

Alcuni bambini e adolescenti possono interpretare determinate situazioni in modo molto rapido e rigido.

Per esempio:

“Lo ha fatto apposta.”

“Mi sta prendendo in giro.”

“Nessuno mi rispetta.”

“Se non reagisco, penseranno che sono debole.”

La TCC può aiutare a distinguere tra ciò che è accaduto e l’interpretazione che ne viene data.

Attraverso esempi concreti, il bambino/ragazzo può imparare a considerare diverse possibilità:

“Che cosa è successo?”

“Che cosa ho pensato?”

“Quali altre spiegazioni sono possibili?”

“Quale risposta potrebbe aiutarmi maggiormente?”

L’obiettivo è sviluppare maggiore flessibilità cognitiva e capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Competenze sociali

Le difficoltà comportamentali possono essere associate a problemi nella gestione delle relazioni.

Il trattamento può quindi includere un training sulle abilità sociali, lavorando su:

  • ascolto;
  • rispetto dei turni;
  • comunicazione assertiva;
  • gestione delle provocazioni;
  • accettazione del rifiuto;
  • rispetto dello spazio personale;
  • richiesta di aiuto;
  • gestione dei conflitti;
  • capacità di scusarsi;
  • riparazione dopo un comportamento problematico.

Le abilità possono essere esercitate attraverso role playing, modellamento e simulazioni di situazioni reali.

Esempio di role playing

Un adolescente viene provocato da un compagno.

Durante la seduta il terapeuta può simulare la situazione.

Il ragazzo può sperimentare diverse risposte:

“Smettila.”

“Non voglio discutere.”

“Me ne vado.”

“Se continua, chiedo aiuto a un insegnante.”

Successivamente si analizzano insieme le conseguenze delle diverse risposte.

L’obiettivo è permettere al ragazzo di provare una strategia in un ambiente protetto prima di utilizzarla nella vita reale.

Comportamenti aggressivi

Quando sono presenti aggressività fisica o verbale, è importante valutare attentamente:

  • frequenza;
  • intensità;
  • situazioni scatenanti;
  • persone coinvolte;
  • eventuali conseguenze;
  • presenza di comportamenti di minaccia;
  • capacità di interrompere il comportamento;
  • eventuali fattori di rischio.

Il trattamento può lavorare sul riconoscimento dei segnali precoci di escalation, sulla gestione della rabbia, sul problem solving e sull’apprendimento di modalità alternative di comunicazione.

Quando sono presenti rischi significativi per il bambino/ragazzo o per altre persone, è necessaria una valutazione clinica approfondita e una presa in carico multidisciplinare.

Comportamenti trasgressivi e rispetto delle regole

Nel Disturbo della Condotta può essere necessario lavorare sulla comprensione delle conseguenze dei comportamenti e sullo sviluppo di competenze alternative.

Si può aiutare l’adolescente a riflettere su:

“Che cosa è successo?”

“Che cosa ho fatto?”

“Chi è stato coinvolto?”

“Quali conseguenze ha avuto?”

“Che cosa avrei potuto fare diversamente?”

“Come posso rimediare?”

L’obiettivo non è soltanto ottenere l’obbedienza, ma favorire progressivamente responsabilità, capacità di prevedere le conseguenze e comportamenti prosociali.

Riparazione dopo un comportamento problematico

Quando un comportamento ha prodotto una conseguenza negativa, può essere utile lavorare sulla riparazione.

Ad esempio:

rompere un oggetto → riconoscere ciò che è successo → assumersi la responsabilità → contribuire alla riparazione o al riordino → individuare una strategia per evitare che accada nuovamente.

La riparazione permette di trasformare l’errore in un’occasione di apprendimento, evitando che il trattamento si riduca esclusivamente alla punizione.

Difficoltà scolastiche e comportamentali

I problemi comportamentali possono interferire significativamente con la scuola.

Il bambino può:

  • rifiutare le consegne;
  • interrompere la lezione;
  • discutere frequentemente con gli insegnanti;
  • provocare i compagni;
  • allontanarsi dalla classe;
  • accumulare note o sanzioni;
  • evitare le attività scolastiche.

È importante comprendere se il comportamento sia associato anche a difficoltà di apprendimento, ansia, frustrazione, problemi relazionali o richieste percepite come eccessivamente difficili.

L’intervento può quindi prevedere strategie condivise con la scuola, finalizzate a rendere più chiari gli obiettivi e a rinforzare i comportamenti funzionali.

Collaborazione con la scuola

Quando necessario, il percorso può prevedere una collaborazione con la scuola, nel rispetto dei ruoli professionali e del consenso della famiglia.

Utile Teacher Training.

La collaborazione può riguardare:

  • definizione di poche regole chiare;
  • modalità di comunicazione delle richieste;
  • rinforzo dei comportamenti adeguati;
  • gestione delle situazioni di escalation;
  • monitoraggio dei comportamenti;
  • strategie per favorire la partecipazione;
  • gestione dei conflitti con i compagni.

 

Trattamento Dislessia, Discalculia, Disortografia, Disgrafia e Disturbo della Comprensione (DSA)2026-10-23T08:08:15+00:00

Trattamento  disturbi dell’apprendimento

Quando le difficoltà a scuola meritano di essere ascoltate…

Ogni bambino ha i propri tempi di apprendimento. A volte, però, alcune difficoltà persistono nonostante l’impegno, l’esercizio e il supporto degli adulti.

Leggere lentamente o con molti errori, fare fatica a scrivere, confondere alcuni suoni o lettere, incontrare difficoltà nel calcolo, dimenticare facilmente le procedure o impiegare moltissimo tempo per i compiti possono essere segnali che meritano un approfondimento.

Intervenire precocemente permette di comprendere quali abilità stanno creando maggiore difficoltà e quali invece rappresentano punti di forza, così da costruire un percorso di potenziamento realmente personalizzato.

La mia presa in carico è rivolta a bambini e ragazzi con difficoltà negli apprendimenti scolastici, con particolare attenzione alle aree di lettura, scrittura, matematica, linguaggio, attenzione, memoria e funzioni esecutive.

Non è necessario aspettare una diagnosi.

Una delle domande più frequenti dei genitori è:

“Mio figlio è ancora piccolo: possiamo già fare qualcosa?”

Sì.

Quando sono presenti segnali di difficoltà, non è necessario aspettare che il bambino inizi a manifestare un vero e proprio insuccesso scolastico.

In età prescolare e nei primi anni della scuola primaria è possibile effettuare una valutazione delle competenze e un intervento di potenziamento, lavorando sulle abilità che rappresentano i prerequisiti degli apprendimenti.

L’obiettivo è individuare eventuali fragilità e rafforzare le competenze che ne hanno bisogno.

La riabilitazione può essere realizzata attraverso modalità differenti, selezionate in base alle caratteristiche del bambino e agli obiettivi terapeutici.

Il trattamento può prevedere:

  • attività individuali in presenza;
  • teleriabilitazione, quando appropriata;
  • utilizzo di testi e materiali riabilitativi specifici;
  • esercizi computerizzati e software dedicati;
  • applicazioni progettate per il potenziamento delle abilità di lettura, scrittura o calcolo;
  • materiali multimediali e, quando utili, supporti audiovisivi;
  • esercizi strutturati da svolgere a casa;
  • monitoraggio periodico dei progressi e adattamento del programma.

L’utilizzo di strumenti digitali  può rappresentare un’importante risorsa per rendere l’allenamento più frequente, motivante e facilmente integrabile nella quotidianità.

La scelta dello strumento viene sempre effettuata sulla base degli obiettivi riabilitativi e delle caratteristiche individuali del bambino.

Il lavoro a casa: la continuità del trattamento

Per alcuni bambini, soprattutto quando è necessario consolidare e automatizzare una determinata abilità, il trattamento può prevedere un lavoro sistematico a casa.

La continuità dell’esercizio è importante perché alcune competenze richiedono numerose occasioni di pratica prima di diventare più fluide e automatizzate.

Il lavoro domiciliare viene quindi programmato in modo breve, regolare e sostenibile, evitando di trasformare la riabilitazione in un ulteriore carico scolastico.

Il genitore o l’educatore può avere il ruolo di facilitare e sostenere l’esercizio, senza sostituirsi al bambino. Le attività vengono spiegate e concordate all’interno del percorso terapeutico, così da permettere all’adulto di accompagnare il bambino in modo adeguato.

Un esempio: il bambino con dislessia

Nel caso di un bambino con dislessia, il lavoro a casa può prevedere brevi esercizi di lettura strutturata, utilizzando testi selezionati in base all’età, alle competenze già acquisite e al livello di difficoltà.

La lettura può essere organizzata attraverso attività graduali finalizzate, ad esempio, a migliorare la accuratezza, la velocità e la fluenza, alternando diverse modalità di esercizio e rispettando i tempi di attenzione e di affaticamento del bambino.

L’obiettivo non è far leggere al bambino grandi quantità di testo, ma proporre una pratica mirata, regolare e coerente con il programma riabilitativo.

Lo stesso principio può essere applicato alle altre aree: nel caso della disortografia potranno essere proposti esercizi mirati sulle specifiche categorie di errore; nella discalculia attività sulle abilità numeriche e sul calcolo; nella disgrafia esercizi orientati agli aspetti grafo-motori e all’organizzazione della scrittura.

Strumenti compensativi

Il trattamento riabilitativo e gli strumenti compensativi svolgono funzioni differenti, ma possono integrarsi.

La riabilitazione mira a potenziare le abilità che risultano fragili attraverso un intervento specifico e strutturato.

Gli strumenti compensativi, invece, permettono al bambino di aggirare o ridurre l’impatto della difficoltà, consentendogli di accedere ai contenuti scolastici e dimostrare le proprie competenze senza essere penalizzato dalla difficoltà specifica.

A seconda del profilo possono essere utili, ad esempio, strumenti digitali, sintesi vocale, programmi di videoscrittura con correttore ortografico, calcolatrice, mappe e altri supporti.

La scelta degli strumenti deve essere individualizzata e accompagnata da un adeguato percorso di insegnamento al loro utilizzo, affinché il bambino possa progressivamente utilizzarli in modo autonomo.

Il coinvolgimento della famiglia e della scuola

Il bambino con DSA ha bisogno di sentirsi competente e di poter sperimentare il successo nell’apprendimento.

Per questo motivo il lavoro clinico può essere accompagnato da un confronto con la famiglia e la scuola, con l’obiettivo di condividere strategie efficaci e favorire un ambiente di apprendimento adeguato alle caratteristiche del bambino.

Particolare attenzione viene dedicata anche agli aspetti emotivi. Le difficoltà scolastiche, soprattutto quando vengono vissute ripetutamente come insuccessi, possono infatti influire sull’autostima, sulla motivazione e sulla percezione di autoefficacia.

Un intervento efficace non riguarda quindi soltanto la prestazione scolastica, ma il benessere complessivo del bambino.

L’obiettivo: imparare a imparare

L’intervento sui DSA non ha l’obiettivo di “far diventare il bambino come gli altri”, ma di aiutarlo a conoscere il proprio modo di apprendere, potenziare le competenze fragili e sviluppare strategie efficaci e autonome.

Attraverso un percorso individualizzato, il bambino può imparare progressivamente a riconoscere le proprie difficoltà, utilizzare gli strumenti più adatti e valorizzare le proprie risorse.

L’obiettivo finale è favorire non soltanto un miglioramento delle abilità di lettura, scrittura o calcolo, ma una maggiore autonomia, fiducia nelle proprie capacità e partecipazione positiva alla vita scolastica.

Se tuo figlio manifesta difficoltà persistenti nella lettura, nella scrittura, nel calcolo o nell’apprendimento scolastico, una valutazione specialistica può aiutare a comprendere l’origine delle difficoltà e a individuare il percorso più adeguato.

Aree di Intervento

Lettura

Si può lavorare su:

  • consapevolezza fonologica;
  • associazione grafema-fonema;
  • fusione e segmentazione di suoni e sillabe;
  • accuratezza della lettura;
  • automatizzazione;
  • velocità di lettura;
  • riconoscimento delle parole;
  • strategie per la comprensione del testo.

Scrittura e ortografia

Il lavoro può riguardare:

  • consapevolezza fonologica;
  • conversione fonema-grafema;
  • analisi e segmentazione delle parole;
  • regole ortografiche;
  • automatizzazione dei processi di scrittura;
  • correttezza ortografica;
  • pianificazione e revisione del testo.

Matematica

È possibile intervenire sulle diverse componenti del numero e del calcolo, ad esempio:

  • riconoscimento e rappresentazione delle quantità;
  • associazione numero-quantità;
  • linea dei numeri;
  • confronto tra quantità;
  • fatti aritmetici;
  • calcolo mentale;
  • procedure di calcolo;
  • automatizzazione delle tabelline;
  • strategie per la risoluzione dei problemi.

Memoria di lavoro

Quando un bambino fatica a mantenere e manipolare contemporaneamente più informazioni, possiamo lavorare su strategie che lo aiutino a:

  • mantenere le informazioni necessarie;
  • organizzare le informazioni;
  • utilizzare supporti visivi;
  • suddividere un compito complesso in passaggi;
  • controllare autonomamente il lavoro svolto.

Attenzione e funzioni esecutive

Il percorso può comprendere attività finalizzate a migliorare:

  • attenzione selettiva e sostenuta;
  • capacità di inibire le risposte impulsive;
  • pianificazione;
  • organizzazione;
  • flessibilità cognitiva;
  • gestione dei tempi;
  • monitoraggio e autocorrezione.

Queste competenze possono incidere significativamente sulla capacità del bambino di affrontare il lavoro scolastico, anche quando non rappresentano il nucleo specifico del disturbo di apprendimento.

Comprensione del testo e linguaggio

Quando le difficoltà riguardano la comprensione, il vocabolario o l’organizzazione del linguaggio, il lavoro può concentrarsi su:

  • arricchimento lessicale;
  • comprensione di frasi e testi;
  • individuazione delle informazioni principali;
  • inferenze;
  • organizzazione delle informazioni;
  • capacità narrative;
  • strategie di comprensione e studio.

La riabilitazione mira a potenziare le abilità deficitarie, sviluppare strategie compensative e favorire un rapporto più efficace e sereno con le attività scolastiche.

Il lavoro può essere svolto attraverso materiali riabilitativi specifici, software, applicazioni, esercizi digitali e attività cartacee, anche attraverso programmi di teleriabilitazione, quando appropriato. Spesso è previsto un allenamento giornaliero domiciliare che il bambino svolge sotto supervisione di un genitore o di un aiuto compiti.

La continuità del lavoro permette di consolidare le abilità allenate durante il trattamento.

Lavorare sulle strategie di studio

Con bambini più grandi e adolescenti può diventare importante lavorare non soltanto sulla singola abilità, ma anche sulle strategie di studio e sull’autonomia scolastica.

Il percorso può comprendere:

  • organizzazione del materiale;
  • pianificazione dello studio;
  • suddivisione del lavoro in passaggi;
  • gestione del tempo;
  • individuazione delle informazioni principali;
  • costruzione di mappe;
  • utilizzo di strumenti compensativi;
  • automonitoraggio;
  • strategie per preparare verifiche e interrogazioni.

Esempio

Un adolescente che tende a studiare per molte ore senza riuscire a organizzarsi può imparare a trasformare:

“Devo studiare storia.”

in una sequenza più concreta:

leggere il capitolo → individuare gli argomenti → evidenziare le informazioni principali → costruire una mappa → ripetere → verificare ciò che ricordo.

L’obiettivo è aumentare progressivamente autonomia ed efficacia, riducendo il senso di sovraccarico.

Motivazione e autostima scolastica

Le difficoltà di apprendimento possono avere conseguenze sul piano emotivo.

Dopo numerosi insuccessi, un bambino può arrivare a pensare:

“Non sono capace.”

“Io a scuola sono sempre il peggiore.”

“Tanto non ci riesco.”

Questi pensieri possono favorire evitamento, rinuncia e demotivazione.

La TCC può aiutare il bambino a riconoscere il collegamento tra:

pensieri → emozioni → comportamento.

Il lavoro mira a sostituire una percezione globale di incapacità con una valutazione più realistica e specifica delle proprie difficoltà e delle proprie risorse.

L’obiettivo non è dire al bambino semplicemente “sei bravo”, ma aiutarlo a sperimentare concretamente:

“Questa cosa per me è difficile, ma posso imparare una strategia per affrontarla.”

Il fine è creare autonomia, consapevolezza ed efficienza nel proprio modo di apprendere.

 

Trattamento Disturbo dello Spettro Autistico2026-10-13T08:36:06+00:00

I trattamenti per il Disturbo dello Spettro dell’Autismo

Il trattamento del Disturbo dello Spettro dell’Autismo (ASD) viene costruito a partire dal profilo individuale del bambino, considerando l’età, il livello di sviluppo, le competenze cognitive e linguistiche, le modalità di comunicazione, le caratteristiche sensoriali, le autonomie e gli eventuali comportamenti che interferiscono con l’apprendimento e la partecipazione alla vita quotidiana.

Non esiste un unico trattamento valido per tutti i bambini con autismo. L’intervento può integrare diversi modelli e strategie evidence-based, scelti in funzione degli obiettivi terapeutici e periodicamente adattati in base ai progressi del bambino.

L’approccio che utilizzo è prevalentemente cognitivo-comportamentale, integrato, quando indicato, con metodologie specifiche per l’autismo e con un lavoro in rete tra i vari professionisti che si occupano del bambino/ragazzo.

Per i bambini più piccoli integro principi dell’analisi comportamentale con un approccio evolutivo e relazionale, utilizzando il gioco e la relazione come principali occasioni di apprendimento.

Le attività vengono organizzate per favorire lo sviluppo della comunicazione, dell’attenzione condivisa, dell’imitazione, delle competenze cognitive, sociali e del gioco, rispettando il livello di sviluppo e gli interessi del bambino.

L’intervento può essere particolarmente utile nella prima infanzia, quando è importante creare numerose opportunità naturali di comunicazione e apprendimento all’interno della relazione con l’adulto.

Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)

Quando il linguaggio verbale è assente, limitato o non sufficientemente funzionale, può essere indicato un intervento di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA).

La CAA comprende strategie e strumenti che aiutano il bambino/ragazzo a comunicare attraverso immagini, simboli, tabelle comunicative, supporti visivi o dispositivi tecnologici, scelti sulla base delle sue caratteristiche.

L’obiettivo è permettere al bambino/ragazzo di esprimere bisogni, richieste, emozioni, interessi e intenzioni comunicative, aumentando la possibilità di partecipare agli scambi con gli altri.

La CAA non deve essere considerata semplicemente come una sostituzione del linguaggio verbale: può rappresentare un importante supporto allo sviluppo della comunicazione funzionale e, quando appropriato, accompagnare lo sviluppo del linguaggio.

Metodo TEACCH

Il modello TEACCH si basa sull’organizzazione strutturata dell’ambiente e delle attività, con l’obiettivo di rendere le situazioni più comprensibili e prevedibili per il bambino/ragazzo.

Attraverso strutturazione degli spazi, agende visive, sequenze di attività, organizzazione dei materiali e supporti visivi, il bambino può comprendere più facilmente cosa deve fare, in quale ordine e quando l’attività è terminata.

Questo approccio può essere particolarmente utile per sostenere le autonomie, la comprensione delle consegne, la gestione delle transizioni e la riduzione del disagio causato dall’incertezza di fronte alle attività quotidiane.

Strategie ABA e Analisi del Comportamento

Le strategie basate sull’Applied Behavior Analysis (ABA) utilizzano i principi dell’analisi del comportamento per favorire l’acquisizione di nuove competenze e ridurre i comportamenti che interferiscono con l’apprendimento, la comunicazione o la partecipazione sociale.

Un elemento centrale è la valutazione funzionale del comportamento, che permette di comprendere in quali situazioni un comportamento o problema si manifesta, cosa lo precede e quali conseguenze lo mantengono.

Le strategie comportamentali possono essere utilizzate, in modo individualizzato, per lavorare sulla comunicazione, sul gioco, sulle abilità sociali, sulle autonomie, sull’apprendimento e sulla gestione dei comportamenti problematici.

Il ricorso a tecniche comportamentali viene sempre adattato all’età, al livello di sviluppo e alle caratteristiche del bambino/ragazzo, con attenzione alla sua motivazione, al benessere e alla possibilità di generalizzare le competenze nei diversi contesti di vita.

Terapia Cognitivo-Comportamentale

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) può essere utilizzata con bambini e ragazzi con autismo, soprattutto quando possiedono sufficienti competenze linguistiche e cognitive per lavorare sugli aspetti emotivi e cognitivi.

L’intervento può riguardare la regolazione emotiva, la gestione dell’ansia, la tolleranza della frustrazione, la flessibilità cognitiva, le strategie di problem solving e la comprensione delle situazioni sociali.

Con i bambini più grandi e con gli adolescenti può essere utile lavorare anche sul riconoscimento delle emozioni, sulla consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie reazioni e sull’acquisizione di strategie per affrontare situazioni sociali o cambiamenti percepiti come difficili.

La terapia viene adattata alle caratteristiche cognitive e comunicative della persona, utilizzando quando necessario supporti visivi, esempi concreti, role playing e situazioni tratte dalla vita quotidiana.

Il Social Skills Training

Le difficoltà nella comunicazione e nella reciprocità sociale rappresentano una delle caratteristiche centrali dell’autismo. Per questo motivo, quando appropriato, il trattamento può includere un Social Skills Training, cioè un percorso specificamente orientato allo sviluppo delle competenze sociali.

Il lavoro può riguardare:

  • comprendere e rispettare i turni conversazionali;
  • iniziare, mantenere e concludere una conversazione;
  • formulare richieste e comunicare i propri bisogni;
  • riconoscere e comprendere emozioni e stati mentali;
  • comprendere alcune regole sociali esplicite e implicite;
  • affrontare situazioni di conflitto;
  • partecipare al gioco condiviso;
  • sviluppare strategie per entrare in relazione con i coetanei;
  • aumentare la flessibilità nelle interazioni sociali.

Le abilità vengono esercitate attraverso modellamento, role playing, simulazioni, attività strutturate e situazioni concrete, cercando successivamente di favorirne la generalizzazione nella vita quotidiana.

Il Training sulle autonomie

Un obiettivo importante del trattamento è favorire il maggior livello possibile di autonomia personale e sociale, tenendo conto dell’età e del livello di sviluppo del bambino/ragazzo.

Il training può riguardare le autonomie personali, come vestirsi, lavarsi, utilizzare il bagno, mangiare e preparare il materiale necessario per una determinata attività, ma anche le autonomie sociali e quotidiane, come seguire una routine, orientarsi negli spazi, rispettare una sequenza di azioni, chiedere aiuto o affrontare semplici situazioni fuori casa.

Le attività vengono scomposte in passaggi progressivi e comprensibili, utilizzando quando necessario immagini, sequenze visive, modellamento e rinforzo, con l’obiettivo di ridurre gradualmente l’aiuto dell’adulto.

Un intervento integrato e personalizzato

Le diverse metodologie non vengono considerate come percorsi necessariamente alternativi tra loro. In base alle caratteristiche del bambino/ragazzo possono essere integrate all’interno di un unico progetto terapeutico individualizzato.

La scelta degli strumenti viene quindi effettuata sulla base di una valutazione funzionale, individuando obiettivi concreti, significativi e misurabili.

 

Il coinvolgimento della famiglia e della rete

Il trattamento non si esaurisce all’interno dello studio. Per favorire la generalizzazione delle competenze, è importante che le strategie apprese possano essere utilizzate anche a casa, a scuola e negli altri ambienti frequentati dal bambino.

Per questo motivo il percorso può prevedere parent training e momenti di confronto con la scuola, così da aiutare genitori e insegnanti a utilizzare modalità coerenti e funzionali.

Quando necessario, collaboro inoltre con professionisti esterni allo studio, tra cui logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, educatori professionali, neuropsichiatri infantili e altri specialisti coinvolti nella presa in carico del bambino.

L’obiettivo è costruire una rete di intervento integrata, nella quale ogni professionista contribuisca, secondo le proprie competenze, al raggiungimento di obiettivi condivisi.

Un percorso costruito sulle caratteristiche del bambino

Ogni intervento viene quindi pensato non soltanto sulla base della diagnosi di Autismo, ma soprattutto sulla base del profilo di funzionamento individuale.

Conoscere ciò che il bambino sa già fare, ciò che lo motiva, le situazioni che gli risultano più difficili e le modalità attraverso cui comunica permette di individuare strategie più efficaci e rispettose delle sue caratteristiche.

L’obiettivo del trattamento è favorire comunicazione, autonomia, partecipazione, competenze sociali e benessere, valorizzando le risorse del bambino/ragazzo e fornendogli strumenti che possano accompagnarlo nei diversi contesti e nelle diverse fasi dello sviluppo.

 

Trattamento Disabilità Intellettiva2026-10-15T08:06:59+00:00

Trattamento Cognitivo-Comportamentale nella Disabilità Intellettiva in Infanzia e Adolescenza

La Disabilità Intellettiva è una condizione del Neurosviluppo caratterizzata da significative difficoltà nel funzionamento intellettivo e nel funzionamento adattivo, che comprende le competenze concettuali, sociali e pratiche necessarie per affrontare la vita quotidiana. La valutazione considera anche il modo in cui il bambino/adolescente riesce a comunicare, apprendere, relazionarsi, risolvere problemi e svolgere le attività quotidiane.

Ogni persona presenta un profilo unico, caratterizzato da abilità e difficoltà differenti. Il trattamento viene quindi costruito sulla diagnosi, ma anche sulla valutazione del profilo di funzionamento individuale, delle competenze già acquisite e dei supporti necessari nei diversi contesti di vita.

L’obiettivo dell’intervento è potenziare le abilità cognitive e favorire il massimo livello possibile di autonomia, partecipazione, comunicazione, competenza sociale e benessere psicologico, attraverso obiettivi concreti e significativi per il bambino/adolescente e per la sua famiglia.

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) può essere utilizzata anche con bambini e adolescenti con Disabilità Intellettiva, ma richiede un’ importante personalizzazione.

Il linguaggio, la durata delle attività, la complessità delle spiegazioni, il tipo di esercizi e gli obiettivi devono essere adattati al livello di sviluppo cognitivo, linguistico e adattivo.

Le indicazioni vengono quindi tradotte in attività concrete, comprensibili e ripetibili, utilizzando quando necessario:

  • immagini;
  • fotografie;
  • simboli;
  • sequenze visive;
  • storie sociali;
  • esempi concreti;
  • modellamento;
  • role playing;
  • supporti visivi;
  • rinforzo positivo;
  • esercizi ripetuti e strutturati.

L’obiettivo è permettere alla persona di comprendere, sperimentare e utilizzare nella vita quotidiana le competenze apprese durante il trattamento.

Su cosa si interviene ?

La Disabilità Intellettiva, può essere accompagnata da numerose difficoltà .

Il trattamento è su più livelli. Può specializzarsi su:

  • ansia e paure;
  • difficoltà nella regolazione emotiva;
  • rabbia e comportamenti aggressivi;
  • impulsività;
  • difficoltà relazionali;
  • ritiro sociale;
  • bassa autostima;
  • difficoltà nella gestione della frustrazione;
  • problemi comportamentali;
  • difficoltà nell’autonomia;
  • difficoltà nell’affrontare cambiamenti e situazioni nuove;
  • difficoltà scolastiche;
  • problemi legati alla comunicazione dei bisogni;
  • comportamenti di evitamento;
  • difficoltà nella gestione delle routine quotidiane.

Quando sono presenti comportamenti che mettono in difficoltà la persona o chi se ne prende cura, è particolarmente importante comprenderne la funzione e non limitarsi a cercare di eliminarli.

Valutazione Funzionale del Comportamento

Quando un comportamento problematico è frequente o interferisce con la vita quotidiana, può essere utile effettuare un’analisi funzionale del comportamento.

Che cosa succede prima?

Che cosa fa esattamente il bambino?

Che cosa succede immediatamente dopo?

Quale funzione potrebbe avere quel comportamento?

Un esempio…

Un bambino urla ogni volta che deve interrompere il tablet per iniziare i compiti.

Non è sufficiente concludere che “fa i capricci”.

Si può osservare:

Antecedente: viene chiesto di spegnere il tablet.

Comportamento: urla, piange e si allontana.

Conseguenza: il genitore rimanda il momento dei compiti.

Il comportamento potrebbe quindi essere mantenuto, almeno in parte, dalla possibilità di evitare o rimandare una richiesta percepita come difficile.

L’intervento potrà allora prevedere strategie diverse: anticipazione del cambiamento, supporti visivi, suddivisione del compito, rinforzo dei comportamenti adeguati e insegnamento di una modalità comunicativa alternativa per chiedere una pausa.

Insegnare Comportamenti Alternativi

Un principio importante dell’intervento è che non è sufficiente chiedere al bambino/ragazzo di “non fare” un comportamento problematico.

È necessario insegnargli che cosa può fare al suo posto.

Esempio

Se il bambino urla quando è stanco, può essere aiutato a imparare a:

mostrare una carta “pausa” → chiedere una pausa → attendere → riprendere l’attività.

In questo modo non si lavora semplicemente sulla riduzione dell’urlo, ma sull’acquisizione di una competenza comunicativa funzionale il comportamento problema.

Questo approccio è coerente con il principio dei supporti comportamentali positivi, che privilegia interventi rispettosi, non avversivi e orientati alla qualità della vita.

Rinforzo Positivo

Il rinforzo positivo è una delle tecniche comportamentali che possono essere utilizzate per favorire l’acquisizione di nuove competenze.

Quando il bambino/ragazzo mette in atto un comportamento adeguato, questo viene seguito da una conseguenza positiva e significativa per lui.

Esempio

Obiettivo: lavarsi i denti con maggiore autonomia.

Inizialmente il bambino può essere rinforzato quando:

prende lo spazzolino → mette il dentifricio → inizia a lavarsi i denti.

Successivamente il rinforzo viene progressivamente spostato verso l’esecuzione autonoma dell’intera sequenza.

Il rinforzo non deve necessariamente essere un premio materiale: può essere costituito da attenzione positiva, attività piacevoli, accesso a un interesse, complimenti o altre conseguenze significative per la persona.

Shaping: costruire un’abilità per piccoli passi

Lo shaping permette di sviluppare un comportamento complesso attraverso una sequenza di piccoli passaggi.

Esempio: vestirsi autonomamente

Invece di chiedere immediatamente al bambino di vestirsi completamente da solo, si può procedere gradualmente:

  1. riconoscere i diversi indumenti;
  2. scegliere l’indumento corretto;
  3. prendere la maglietta;
  4. infilare la testa;
  5. infilare un braccio;
  6. infilare l’altro braccio;
  7. sistemare la maglietta;
  8. completare progressivamente l’intera sequenza.

Ogni passaggio viene insegnato e consolidato prima di aumentare la difficoltà.

Questo permette di trasformare un compito percepito come troppo complesso in una serie di azioni semplici e prevedibili.

Prompting e fading

Alcuni bambini/ragazzi hanno bisogno di un aiuto iniziale per eseguire correttamente un comportamento.

Il prompting consiste nel fornire un suggerimento o un supporto, che può essere:

  • verbale;
  • gestuale;
  • visivo;
  • dimostrativo;
  • fisico, quando appropriato e nel rispetto della persona.

Successivamente l’aiuto viene gradualmente ridotto attraverso il fading, con l’obiettivo di evitare che il bambino diventi dipendente dall’aiuto dell’adulto.

Esempio

Per insegnare a preparare lo zaino, inizialmente l’adulto può utilizzare una sequenza visiva:

diario → astuccio → quaderno → libro → chiudere lo zaino.

Progressivamente il bambino impara a seguire la sequenza con sempre meno indicazioni dell’adulto.

L’obiettivo finale è l’autonomia.

Supporti visivi e strutturazione dell’ambiente

Quando il linguaggio verbale non è sufficiente o risulta difficile comprendere sequenze complesse, possono essere utilizzati supporti visivi.

Una routine può essere rappresentata attraverso fotografie, immagini o simboli:

sveglia → vestirsi → colazione → denti → zaino → scuola.

Il supporto visivo permette di rendere le richieste più prevedibili e ridurre la quantità di informazioni che il bambino deve mantenere in memoria.

Può essere utilizzato anche per:

  • routine quotidiane;
  • attività scolastiche;
  • autonomie personali;
  • gestione del tempo;
  • preparazione ai cambiamenti;
  • sequenze di comportamento;
  • anticipazione di eventi nuovi.

Lavorare sulle emozioni

I bambini/ragazzi con Disabilità Intellettiva possono avere difficoltà nel riconoscere, nominare e comunicare le proprie emozioni.

La Psicoterapia può quindi includere un percorso di educazione emotiva, attraverso strumenti concreti e adattati al livello cognitivo.

Il bambino/ragazzo può imparare progressivamente a riconoscere:

“Sono arrabbiato.”

“Sono preoccupato.”

“Sono triste.”

“Ho bisogno di una pausa.”

Si possono utilizzare fotografie di espressioni facciali, immagini, storie, scale visive e situazioni quotidiane.

L’obiettivo è trasformare un’emozione difficile da comprendere in qualcosa che il bambino possa riconoscere, comunicare e gestire.

Regolazione Emotiva e Gestione della Rabbia

Quando sono presenti frequenti esplosioni emotive, il lavoro può concentrarsi sull’apprendimento di strategie di autoregolazione.

Il bambino/ragazzo può imparare a riconoscere i segnali che indicano che la rabbia sta aumentando.

Ad esempio:

livello 1: sono tranquillo;

livello 2: inizio a essere infastidito;

livello 3: sono molto arrabbiato;

livello 4: rischio di perdere il controllo.

A ogni livello possono essere associate strategie concrete:

  • chiedere una pausa;
  • allontanarsi dalla situazione;
  • respirare;
  • utilizzare un oggetto o uno spazio calmante;
  • chiedere aiuto;
  • utilizzare una comunicazione alternativa.

L’obiettivo è intervenire prima che il comportamento raggiunga il livello di massima intensità.

Social Skills e Competenze Relazionali

La Psicoterapia può essere orientata anche al potenziamento delle competenze sociali.

Possono essere insegnate e allenate abilità come:

  • salutare;
  • chiedere qualcosa;
  • aspettare il proprio turno;
  • condividere;
  • rispettare lo spazio personale;
  • comprendere un “no”;
  • chiedere aiuto;
  • iniziare un gioco;
  • interrompere una conversazione;
  • riconoscere alcune emozioni dell’altro;
  • gestire piccoli conflitti.

Queste abilità possono essere esercitate attraverso role playing, modellamento, simulazioni e situazioni reali, favorendo successivamente la generalizzazione nei contesti quotidiani.

Autonomia personale e abilità adattive

Uno degli obiettivi centrali del trattamento può essere il potenziamento del comportamento adattivo.

Il lavoro può quindi riguardare:

Autonomie personali

  • vestirsi;
  • lavarsi;
  • utilizzare il bagno;
  • prepararsi per uscire;
  • mangiare in modo più autonomo.

Autonomie domestiche

  • riordinare;
  • preparare semplici oggetti;
  • apparecchiare;
  • collaborare nelle attività domestiche.

Competenze sociali

  • rispettare le regole;
  • chiedere aiuto;
  • comprendere situazioni sociali;
  • muoversi in contesti diversi.

Competenze pratiche

  • utilizzare il denaro;
  • comprendere il tempo;
  • utilizzare il telefono;
  • seguire una routine;
  • riconoscere situazioni di pericolo;
  • utilizzare progressivamente alcuni servizi del territorio.

Lavorare su queste competenze significa favorire indipendenza e partecipazione.

Problem solving e scelta

Il bambino o l’adolescente può essere aiutato a sviluppare semplici strategie di problem solving.

Per esempio:

“Ho dimenticato il quaderno a casa. Cosa posso fare?”

Si possono costruire insieme diverse possibilità:

  1. chiedere all’insegnante;
  2. utilizzare temporaneamente un altro quaderno;
  3. chiedere aiuto a un compagno;
  4. avvisare il genitore.

L’obiettivo è evitare che ogni difficoltà venga immediatamente risolta dall’adulto e favorire progressivamente la capacità di cercare una soluzione e chiedere aiuto in modo adeguato.

Il lavoro con i genitori e con gli educatori

Nella Disabilità Intellettiva il coinvolgimento delle persone che accompagnano quotidianamente il bambino/ragazzo è particolarmente importante.

Il parent training può aiutare i genitori a utilizzare strategie coerenti nella vita quotidiana e a favorire la generalizzazione delle competenze.

Quando è presente un educatore, il lavoro può essere condiviso affinché le strategie utilizzate durante la terapia possano essere applicate anche nei contesti quotidiani.

La collaborazione permette di mantenere una maggiore coerenza educativa e terapeutica.

Il lavoro a casa

Le competenze hanno bisogno di essere esercitate nei contesti reali.

Per questo il trattamento può prevedere piccoli esercizi e attività da svolgere a casa.

Non si tratta di assegnare al bambino una quantità maggiore di “compiti”, ma di inserire gli obiettivi terapeutici all’interno delle normali attività quotidiane.

Esempio

Se l’obiettivo è aumentare l’autonomia nel vestirsi, la famiglia può utilizzare ogni mattina la stessa sequenza visiva.

Se l’obiettivo è imparare a chiedere una pausa, il bambino può esercitarsi a utilizzare la parola, il gesto o il simbolo concordato.

Se l’obiettivo è migliorare la gestione della rabbia, il bambino può essere aiutato a riconoscere il proprio livello di attivazione e utilizzare la strategia concordata.

La ripetizione in diversi contesti favorisce la generalizzazione e il mantenimento delle competenze.

Collaborazione con la scuola

Quando necessario, il percorso può prevedere una collaborazione con la scuola, nel rispetto dei ruoli e del consenso della famiglia.

L’obiettivo è favorire la continuità tra gli interventi e il contesto scolastico, condividendo strategie che possano aiutare il bambino a:

  • comprendere le consegne;
  • organizzare le attività;
  • gestire i cambiamenti;
  • comunicare i propri bisogni;
  • partecipare alle attività;
  • sviluppare maggiore autonomia;
  • gestire le relazioni con i compagni.

Un approccio centrato sulla persona

L’intervento Cognitivo-Comportamentale viene utilizzato all’interno di una prospettiva centrata sulla persona, nella quale le difficoltà vengono considerate insieme alle competenze e alle risorse.

Non si tratta di insegnare al bambino/ragazzo a comportarsi “come tutti gli altri”, ma di aiutarlo a sviluppare le competenze necessarie per comunicare, scegliere, partecipare, relazionarsi e diventare progressivamente più autonomo.

Anche quando una competenza rimane difficile, è possibile individuare modalità alternative per permettere alla persona di raggiungere il proprio obiettivo.

Per esempio, se il linguaggio verbale è limitato, si possono utilizzare supporti comunicativi; se un’attività è troppo complessa, può essere suddivisa in passaggi più semplici; se un cambiamento genera ansia, può essere anticipato attraverso immagini o routine visive.

Nel trattamento dei comportamenti problematici viene privilegiato un approccio positivo, non punitivo e rispettoso della dignità della persona.

Il comportamento viene considerato una forma di comunicazione o una risposta che può avere una funzione e che deve essere compresa nel suo contesto.

Quando possibile, si interviene quindi:

comprendendo il comportamento → modificando i fattori che lo favoriscono → insegnando una competenza alternativa → rinforzando i comportamenti funzionali.

L’obiettivo: maggiore autonomia e qualità della vita

Il Trattamento della Disabilità Intellettiva non consiste nel cercare di eliminare una caratteristica della persona, ma nel sostenere il suo sviluppo e la sua partecipazione alla vita quotidiana.

Gli obiettivi vengono definiti in modo concreto e individualizzato:

comunicare meglio, gestire le emozioni, affrontare la frustrazione, costruire relazioni, sviluppare autonomie e partecipare maggiormente alla vita familiare, scolastica e sociale.

Ogni piccolo passo verso una maggiore autonomia rappresenta una competenza acquisita e una possibilità in più per la persona di vivere il proprio quotidiano con maggiore sicurezza, partecipazione e autodeterminazione.

Il percorso viene monitorato nel tempo e modificato sulla base dei progressi, delle nuove esigenze e dei cambiamenti nelle diverse fasi dello sviluppo.

 

Trattamento Disturbi d’Ansia, della Relazione e della Frequenza Scolastica2026-10-15T14:30:23+00:00

Trattamenti Psicologici e Psicoterapeutici in Età Evolutiva

Le Difficoltà Emotive, i Disturbi d’Ansia, le Difficoltà Relazionali e i problemi legati alla frequenza scolastica possono manifestarsi in modi molto diversi nei bambini e negli adolescenti.

Per questo motivo il trattamento non viene costruito sulla base della sola diagnosi, ma a partire da una valutazione individualizzata del funzionamento del bambino, delle difficoltà presenti, delle risorse personali e familiari e dei contesti nei quali il problema si manifesta.

L’intervento viene quindi progettato in modo personalizzato e condiviso con la famiglia, con obiettivi concreti e verificabili.

L’Approccio prevalentemente utilizzato è quello Cognitivo-Comportamentale (CBT), adattato all’età evolutiva e integrato, quando necessario, con tecniche di regolazione emotiva, interventi comportamentali, parent training, training sulle abilità sociali e collaborazione con la scuola.

Perché la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale parte dall’osservazione della relazione tra pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti.

Un bambino che teme di essere interrogato, per esempio, può pensare:

“Sbaglierò sicuramente.”
“La maestra penserà che non sono capace.”

Questi pensieri possono generare ansia, mal di pancia, tensione e desiderio di evitare l’interrogazione. Se il bambino riesce a non andare a scuola, l’ansia diminuisce immediatamente. Questo sollievo, però, può rinforzare l’evitamento e rendere ancora più difficile affrontare la situazione successiva.

La terapia lavora proprio su questo ciclo di mantenimento, aiutando il bambino a comprendere ciò che accade e a sperimentare modalità alternative di affrontare le situazioni.

Con i bambini più piccoli il lavoro viene svolto soprattutto attraverso gioco, attività pratiche, immagini, storie, metafore, strumenti concreti e in parallelo vengono coinvolte famiglia e scuola. Con i bambini più grandi e gli adolescenti è possibile utilizzare modalità maggiormente verbali e tecniche cognitive strutturate.

Psicoeducazione: capire cosa sta succedendo

Il primo passo del trattamento consiste spesso nell’aiutare il bambino e la famiglia a comprendere il problema.

La psicoeducazione permette di dare un nome alle emozioni, riconoscere i segnali dell’ansia o della rabbia e comprendere il rapporto tra ciò che pensiamo, ciò che proviamo e ciò che facciamo.

Un esempio

Un bambino che ha paura di dormire da solo può imparare a riconoscere:

Pensiero: “Se rimango da solo potrebbe succedere qualcosa.”
Emozione: paura.
Sensazioni corporee: cuore che batte forte, tensione, bisogno di stare vicino al genitore.
Comportamento: andare nel letto dei genitori.

Comprendere questo meccanismo permette di costruire insieme un percorso per modificare gradualmente il comportamento.

Lavorare sui pensieri: Ristrutturazione Cognitiva

Nei bambini più grandi e negli adolescenti può essere utilizzata la Ristrutturazione Cognitiva, una delle tecniche caratteristiche della CBT.

L’obiettivo non è insegnare al bambino/ragazzo a pensare sempre positivo, ma aiutarlo a riconoscere quando un pensiero è eccessivamente catastrofico, rigido o negativo e a costruire una valutazione più realistica.

Esempio

Pensiero:
“Se sbaglio una risposta, tutti penseranno che sono stupido.”

Il terapeuta può aiutare il bambino\ragazzo a chiedersi:

  • Quanto è probabile che accada?
  • È già successo?
  • Che cosa direi a un amico che avesse fatto lo stesso errore?
  • Una risposta sbagliata dice davvero qualcosa sul mio valore?
  • Esistono altre spiegazioni possibili?

Il bambino impara così a sviluppare una maggiore flessibilità cognitiva.

Esposizione graduale: affrontare ciò che fa paura

Nel trattamento dei Disturbi d’Ansia una delle tecniche più importanti è l’esposizione graduale.

Quando un bambino/ragazzo evita sistematicamente una situazione che teme, l’ansia può ridursi nell’immediato, ma l’evitamento può mantenere la paura nel tempo.

L’esposizione consiste nell’accompagnare il bambino ad affrontare progressivamente le situazioni temute, secondo una gerarchia costruita insieme, rispettando età, caratteristiche individuali e livello di ansia.

Esempio: ansia sociale

Per un bambino/ragazzo che ha paura di parlare con i compagni, la gerarchia potrebbe prevedere di esporsi alle seguenti situazioni in modo graduale dalle meno difficili alle più difficili.

  1. salutare un compagno;
  2. fare una domanda a un compagno;
  3. partecipare a un piccolo gioco;
  4. parlare con due o tre bambini;
  5. intervenire spontaneamente durante un’attività;
  6. parlare davanti a un gruppo più ampio.

L’obiettivo non è costringere il bambino ad affrontare immediatamente ciò che teme, ma permettergli di fare esperienza del fatto che può tollerare l’ansia e affrontare progressivamente situazioni che prima evitava.

Le linee guida per l’ansia sociale in età evolutiva includono specificamente psicoeducazione, esposizione alle situazioni temute, sviluppo delle abilità sociali e coinvolgimento dei genitori.

Gestione dell’Ansia e Regolazione Emotiva

Il bambino può imparare a riconoscere i segnali che precedono un aumento dell’attivazione emotiva e utilizzare strategie per gestirla.

Possono essere utilizzate:

  • respirazione lenta e consapevole;
  • rilassamento muscolare;
  • riconoscimento delle sensazioni corporee;
  • tecniche di grounding;
  • strategie di distrazione funzionale;
  • pause programmate;
  • identificazione dell’intensità dell’emozione;
  • utilizzo di scale visive delle emozioni;
  • strategie di problem solving.

Esempio: il termometro delle emozioni

Il bambino può imparare a rappresentare l’intensità della propria ansia attraverso una scala da 0 a 10.

0–2: sono tranquillo.
3–5: inizio a sentire preoccupazione.
6–8: l’ansia è molto forte.
9–10: mi sento sopraffatto.

In questo modo diventa possibile individuare le strategie più adeguate prima che l’emozione raggiunga il livello massimo ed è utilie nella registrazione dei successi raggiunti.

Lavorare sulla regolazione della rabbia e della frustrazione

Alcuni bambini non presentano principalmente ansia, ma difficoltà nel gestire rabbia, frustrazione, impulsività e attivazione emotiva.

Il trattamento può aiutare il bambino a:

  • riconoscere i segnali corporei della rabbia;
  • individuare le situazioni che la fanno aumentare;
  • riconoscere i pensieri che alimentano la reazione;
  • utilizzare strategie di pausa;
  • comunicare il proprio bisogno senza ricorrere all’aggressività;
  • tollerare gradualmente il “no” e l’attesa;
  • sviluppare strategie alternative alla reazione impulsiva.

Esempio: la tecnica del semaforo

ROSSO – STOP: mi fermo e non agisco impulsivamente.

GIALLO – PENSO: cosa è successo? Cosa sto provando? Quali possibilità ho?

VERDE – AGISCO: scelgo una risposta che possa aiutarmi senza peggiorare la situazione.

Queste strategie vengono prima esercitate in terapia e successivamente generalizzate nelle situazioni quotidiane.

Training sulle Abilità Sociali

Quando sono presenti difficoltà nella relazione con i coetanei può essere utile un Social Skills Training, individuale o di gruppo.

Il lavoro può riguardare:

  • iniziare una conversazione;
  • mantenere uno scambio;
  • rispettare i turni;
  • ascoltare l’altro;
  • chiedere di partecipare a un gioco;
  • esprimere un disaccordo;
  • comprendere le intenzioni dell’altro;
  • gestire un conflitto;
  • accettare una critica;
  • affrontare un rifiuto;
  • riconoscere emozioni e segnali sociali.

Le abilità vengono spesso esercitate attraverso role playing, simulazioni, storie sociali e situazioni concrete.

Esempio

Il terapeuta può simulare con il bambino/ragazzo una situazione nella quale un compagno non vuole giocare con lui.

Si possono provare diverse risposte:

Risposta impulsiva: “Allora non sei più mio amico!”

Risposta passiva: allontanarsi senza dire nulla.

Risposta più funzionale: “Va bene, magari possiamo giocare dopo. Posso chiedere a qualcun altro?”

Il bambino/ragazzo può così sperimentare concretamente strategie differenti.

Parent Training: lavorare con i genitori

In età evolutiva il trattamento non riguarda esclusivamente il bambino.

Il parent training permette ai genitori di comprendere meglio il funzionamento del figlio e di utilizzare strategie coerenti nella vita quotidiana.

Il lavoro può riguardare:

  • gestione delle richieste;
  • definizione delle regole;
  • rinforzo positivo;
  • gestione dei comportamenti problematici;
  • riduzione delle rassicurazioni eccessive nei disturbi d’ansia;
  • promozione dell’autonomia;
  • gestione delle routine;
  • comunicazione genitore-bambino;
  • strategie per affrontare situazioni di crisi;
  • generalizzazione delle competenze acquisite durante la terapia.

Un esempio nel bambino ansioso

Se il bambino chiede continuamente:

“Sei sicuro che non succederà niente?”

il genitore può essere involontariamente portato a rassicurarlo molte volte.

Nel trattamento si può lavorare affinché il genitore impari progressivamente a non alimentare il ciclo della ricerca di rassicurazione, sostenendo invece il bambino nell’utilizzo delle strategie apprese e nell’affrontare gradualmente la situazione temuta.

Il coinvolgimento dei genitori è particolarmente importante nel trattamento dell’ansia in età evolutiva.

Intervento sulle difficoltà scolastiche e sul rifiuto scolastico

Quando il problema riguarda la scuola, è necessario comprendere perché il bambino non riesce o non vuole frequentare.

Il rifiuto scolastico può essere associato a diverse condizioni: ansia da separazione, ansia sociale, difficoltà di apprendimento, problemi relazionali, bullismo, paura del fallimento, difficoltà attentive o altre problematiche emotive.

Il trattamento viene quindi costruito a partire dalla funzione del comportamento di evitamento.

Possono essere utilizzati:

  • analisi funzionale delle situazioni scolastiche;
  • esposizione graduale alla frequenza;
  • costruzione di una gerarchia di rientro;
  • gestione dell’ansia anticipatoria;
  • lavoro sui pensieri relativi alla scuola;
  • strategie per affrontare verifiche e interrogazioni;
  • training sulle abilità sociali;
  • coordinamento con la famiglia;
  • collaborazione con la scuola.

Quando necessario, il percorso può essere costruito in collaborazione con gli insegnanti e con le altre figure coinvolte( nonni, zii, persone che si occupano del bambino).

Attivazione Comportamentale nelle Difficoltà Emotive

Quando sono presenti ritiro sociale, perdita di interesse, passività o sintomi depressivi, può essere utilizzata l’attivazione comportamentale.

L’obiettivo è interrompere il circolo:

ritiro → minore attività → minori esperienze positive → peggioramento dell’umore → ulteriore ritiro.

Si lavora quindi per reintrodurre progressivamente attività piacevoli, significative e coerenti con l’età e gli interessi del bambino.

Esempio

Un adolescente che ha smesso di vedere gli amici può iniziare con un piccolo obiettivo:

  • uscire per una breve passeggiata;
  • mandare un messaggio a un amico;
  • incontrare un compagno per un’attività;
  • riprendere progressivamente un’attività sportiva o ricreativa.

L’obiettivo non è aspettare che “torni la voglia” prima di agire, ma utilizzare gradualmente l’attività come parte del processo di recupero.

Nel trattamento della depressione in età evolutiva le linee guida raccomandano interventi psicologici scelti sulla base dell’età, del livello di sviluppo, delle caratteristiche cliniche e delle esigenze del bambino e della famiglia.

Problem Solving

Il problem solving aiuta il bambino o l’adolescente ad affrontare le situazioni difficili in modo meno impulsivo e più organizzato.

Si procede attraverso alcuni passaggi:

  1. Definire il problema.
    “Il mio compagno continua a prendermi in giro.”
  2. Pensare a diverse soluzioni.
    “Posso ignorarlo, allontanarmi, rispondere in modo assertivo, chiedere aiuto.”
  3. Valutare le conseguenze.
  4. Scegliere la strategia più efficace.
  5. Verificare il risultato.

Questa tecnica permette di sviluppare progressivamente autonomia, flessibilità cognitiva e capacità di affrontare le difficoltà.

Tecniche Comportamentali

In base al problema possono essere utilizzate specifiche tecniche comportamentali, sempre adattate all’età e al funzionamento del bambino.

Tra queste:

Rinforzo positivo

Un comportamento adeguato viene seguito da una conseguenza positiva significativa per il bambino/ragazzo, aumentando la probabilità che venga ripetuto.

Shaping

Un’abilità complessa viene costruita attraverso piccoli passaggi successivi, rinforzando progressivamente gli avvicinamenti all’obiettivo finale.

Prompting e fading

Il bambino/ragazzo può inizialmente ricevere un aiuto per eseguire un comportamento; l’aiuto viene poi gradualmente ridotto per favorire l’autonomia.

Token economy

Per alcuni bambini/ragazzi può essere utile un sistema strutturato di rinforzi a punti o gettoni, attraverso il quale il bambino/ragazzo accumula PUNTI al raggiungimento di specifici obiettivi.

Contratti comportamentali

Con i bambini più grandi e gli adolescenti possono essere concordati obiettivi concreti, modalità di monitoraggio e conseguenze positive legate al raggiungimento degli obiettivi. Il contratto comportamentale è una forma di accordo tra adulto di riferimento e bambino/adolescente.

 

Il lavoro tra una seduta e l’altra…

La psicoterapia non si esaurisce nel tempo trascorso nello studio.

Quando appropriato, vengono assegnate piccole attività da svolgere nella vita quotidiana, calibrate sulle possibilità del bambino e della famiglia.

Per esempio:

  • esercitare una tecnica di respirazione;
  • affrontare un piccolo passo della gerarchia dell’esposizione;
  • utilizzare una scheda per registrare pensieri ed emozioni;
  • mettere in pratica una strategia sociale;
  • svolgere una specifica attività concordata con il terapeuta;
  • utilizzare una tecnica di problem solving in una situazione reale.

Il lavoro a casa non deve diventare un ulteriore compito scolastico, ma rappresentare un’opportunità per trasferire nella vita quotidiana le competenze apprese durante la terapia.

Collaborazione con famiglia, scuola e professionisti

Quando il quadro clinico lo richiede, il percorso può prevedere una collaborazione con la famiglia, la scuola e altri professionisti che si occupano del bambino.

Il confronto tra le diverse figure permette di condividere obiettivi e strategie e di favorire la generalizzazione delle competenze nei diversi contesti di vita.

La collaborazione può essere particolarmente importante quando sono presenti difficoltà scolastiche, Disturbi del Neurosviluppo, problematiche relazionali o condizioni che richiedono un intervento multidisciplinare.

Un trattamento costruito sulle caratteristiche del bambino/ragazzo:

Non tutte le tecniche sono adatte a tutti i bambini/ragazzi.

La scelta degli strumenti terapeutici dipende da:

  • età e livello di sviluppo;
  • caratteristiche cognitive e linguistiche;
  • tipo e intensità dei sintomi;
  • capacità di comprendere e utilizzare le strategie;
  • presenza di eventuali comorbilità;
  • caratteristiche familiari;
  • contesto scolastico e sociale;
  • obiettivi condivisi con il bambino/ragazzo e con la famiglia.

Il trattamento viene quindi monitorato nel tempo, verificando i progressi e modificando gli obiettivi quando necessario.

L’obiettivo non è semplicemente ridurre un comportamento o eliminare un sintomo, ma aiutare il bambino a sviluppare competenze di autoregolazione, autonomia, flessibilità, problem solving e capacità relazionali, affinché possa affrontare in modo più efficace le situazioni della vita quotidiana.

La terapia come spazio di crescita

La Psicoterapia in età evolutiva è prima di tutto uno spazio nel quale il bambino o l’adolescente può sentirsi ascoltato, compreso e accompagnato senza giudizio.

Attraverso il gioco, la relazione terapeutica, le attività esperienziali e le tecniche cognitivo-comportamentali, il bambino\adolescente può imparare a riconoscere ciò che prova, comprendere il proprio funzionamento e costruire gradualmente nuove modalità per affrontare le difficoltà.

Il percorso viene costruito insieme alla famiglia, con l’obiettivo di trasformare le difficoltà in occasioni di apprendimento e sviluppo di nuove competenze, sostenendo il benessere emotivo e la qualità della vita del bambino e del suo contesto familiare.

 

Trattamento Disturbo Ossessivo Compulsivo2026-10-12T15:17:13+00:00

Psicoterapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo in infanzia e adolescenza

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) in età evolutiva può interferire significativamente con la vita quotidiana del bambino o dell’adolescente, con la scuola, le relazioni, il tempo libero e la vita familiare.

Il DOC può manifestarsi attraverso ossessioni, cioè pensieri, immagini o dubbi ricorrenti e indesiderati, e compulsioni, cioè comportamenti o rituali mentali che il bambino/ragazzo sente di dover mettere in atto per ridurre l’ansia o prevenire una conseguenza temuta.

Il bambino\adolescente può, ad esempio, avere paura di contaminarsi, di aver commesso un errore, di poter fare del male a qualcuno, che possa accadere qualcosa di negativo ai propri familiari oppure sentire il bisogno che oggetti e azioni siano eseguiti secondo determinate regole.

Le compulsioni possono essere evidenti, come lavarsi, controllare o riordinare, oppure più difficili da riconoscere, come contare mentalmente, ripetere parole nella propria mente, chiedere continuamente rassicurazioni o cercare di neutralizzare un pensiero.

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) rappresenta uno degli interventi psicologici di riferimento per il DOC. In età evolutiva viene adattata all’età, al livello di sviluppo cognitivo e linguistico e alle caratteristiche specifiche del bambino o dell’adolescente.

Come funziona la Psicoterapia del DOC?

Il trattamento parte dalla comprensione del ciclo ossessivo-compulsivo.

Un pensiero, un’immagine, un dubbio o una situazione possono attivare ansia o disagio.

Il bambino/ mette quindi in atto una compulsione o un comportamento di evitamento.

L’ansia diminuisce temporaneamente.

Il cervello impara così che il rituale “ha funzionato” e il bisogno di ripeterlo può diventare più forte.

La terapia interviene progressivamente su questo meccanismo.

L’obiettivo non è eliminare tutti i pensieri ossessivi, ma aiutare il bambino\adolescente a non sentirsi obbligato a rispondere ai pensieri attraverso rituali, evitamenti o rassicurazioni.

Esposizione con Prevenzione della Risposta: ERP

La tecnica principale utilizzata nella Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale del DOC è l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP – Exposure and Response Prevention).

L’ERP consiste nell’accompagnare gradualmente il bambino\adolescente ad affrontare situazioni che attivano l’ossessione e, contemporaneamente, a ridurre o rimandare la compulsione che normalmente utilizzerebbe per neutralizzare l’ansia.

L’esposizione viene costruita in modo graduale e condiviso, attraverso una gerarchia di situazioni ordinate dalla meno difficile alla più difficile.

Non si tratta quindi di costringere il bambino ad affrontare improvvisamente le sue paure.

Si costruisce invece un percorso nel quale possa sperimentare progressivamente:

“Posso provare ansia senza dover fare il rituale.”

Esempio 1: paura della contaminazione

Un bambino teme di sporcarsi e si lava continuamente le mani.

Prima di mangiare può lavarsi le mani molte volte e, se tocca un oggetto che considera sporco, può chiedere immediatamente di lavarsi.

Il trattamento può prevedere una gerarchia come:

Primo passo: toccare un oggetto leggermente percepito come contaminato.

Secondo passo: toccarlo e aspettare alcuni minuti prima di lavarsi.

Terzo passo: aumentare progressivamente il tempo senza lavarsi.

Quarto passo: utilizzare oggetti che il bambino percepisce come maggiormente contaminati.

Durante questi esercizi il bambino impara che l’ansia può essere presente anche senza mettere in atto il rituale.

La finalità non è convincerlo che “l’oggetto è sicuramente pulito”, ma aiutarlo a sviluppare la capacità di tollerare il dubbio e l’incertezza.

Esempio 2: controlli ripetuti

Un adolescente può avere il dubbio:

“Ho chiuso la porta?”

Controlla una volta.

Poi pensa:

“E se non fosse chiusa bene?”

Torna a controllare.

Dopo qualche minuto ricomincia a dubitare.

Il controllo può diventare sempre più frequente e richiedere molto tempo.

Nel trattamento si può costruire una gerarchia che preveda, ad esempio, di:

  • controllare una sola volta;
  • allontanarsi dalla porta;
  • tollerare il dubbio;
  • evitare di tornare indietro;
  • aumentare progressivamente la capacità di proseguire la propria attività senza effettuare ulteriori controlli.

L’obiettivo è imparare:

“Non posso avere la certezza assoluta, ma posso andare avanti anche con il dubbio.”

Esempio 3: bisogno di rassicurazione

Alcuni bambini non presentano rituali evidenti, ma chiedono continuamente conferme.

“Sei sicura che non succederà niente?”

“Sei sicuro che non ho fatto male a qualcuno?”

“Sei sicura che ho fatto tutto bene?”

La domanda può essere ripetuta molte volte.

La rassicurazione del genitore produce un sollievo immediato, ma dopo poco tempo il dubbio può tornare.

La ricerca di rassicurazione può quindi diventare una vera e propria compulsione.

La terapia lavora progressivamente sulla capacità di tollerare il dubbio senza ricercare continuamente una risposta definitiva.

Esempio 4: rituali mentali

Non tutte le compulsioni sono visibili.

Un adolescente può avere un pensiero intrusivo e cercare immediatamente di “neutralizzarlo” ripetendo mentalmente una parola, una frase o una sequenza numerica.

Può, ad esempio, pensare:

“Se non ripeto questa frase nella mia mente un certo numero di volte, potrebbe succedere qualcosa di brutto.”

Anche in questo caso il trattamento può prevedere un’esposizione graduale al pensiero o alla situazione temuta e la prevenzione del rituale mentale.

Il ragazzo impara progressivamente che non è necessario neutralizzare ogni pensiero e che può lasciare che il pensiero sia presente senza metterlo in atto.

Esempio 5: paura di fare del male

Alcuni bambini o adolescenti possono sperimentare pensieri intrusivi come:

“E se facessi del male a qualcuno?”

La presenza del pensiero può spaventarli profondamente.

Possono quindi chiedere continuamente rassicurazioni sul fatto di non essere “cattivi”.

In questi casi è particolarmente importante distinguere il pensiero intrusivo e indesiderato da un’intenzione reale.

Il trattamento non consiste nel convincere continuamente il ragazzo che “non lo farà mai”, perché questo potrebbe alimentare la ricerca di rassicurazione.

Si lavora invece sulla capacità di riconoscere il pensiero come un evento mentale e di tollerare l’incertezza senza mettere in atto comportamenti di controllo o neutralizzazione.

Esempio 6: bisogno di simmetria e perfezione

Un bambino può sentire che gli oggetti devono essere disposti in un determinato modo o che alcune azioni devono essere ripetute “finché non sembrano giuste”.

Può cancellare e riscrivere continuamente, sistemare gli oggetti molte volte o ricominciare un’attività perché “non è perfetta”.

In questi casi il trattamento può prevedere esercizi progressivi finalizzati a tollerare una quantità sempre maggiore di imperfezione, asimmetria o incompletezza.

Per esempio:

“Posso lasciare il quaderno leggermente storto e continuare a fare i compiti.”

Il bambino sperimenta così che il disagio può essere tollerato senza dover correggere continuamente la situazione.

Lavorare sull’intolleranza dell’incertezza

Uno degli obiettivi centrali della terapia è sviluppare una maggiore capacità di tollerare l’incertezza.

Il DOC spesso spinge il bambino alla ricerca di una certezza assoluta:

“Devo essere sicuro.”

“Devo controllare ancora.”

“Devo sapere che non succederà.”

La terapia aiuta gradualmente a sostituire questa necessità con una posizione più flessibile:

“Non posso sapere tutto con certezza, ma posso affrontare il dubbio.”

Questa capacità viene costruita attraverso esperienze concrete, non soltanto attraverso spiegazioni teoriche.

Ristrutturazione cognitiva

La componente cognitiva della TCC può essere utilizzata per lavorare sulle modalità di interpretazione dei pensieri ossessivi.

Il bambino/ragazzo può, ad esempio, attribuire un significato eccessivo alla presenza di un pensiero:

“Se ho pensato qualcosa di brutto, significa che potrei farlo.”

Oppure:

“Se non controllo, sono responsabile se succede qualcosa.”

Il terapeuta aiuta il bambino o l’adolescente a riconoscere queste modalità di pensiero e a sviluppare una maggiore flessibilità cognitiva.

Il lavoro può riguardare concetti come:

  • responsabilità eccessiva;
  • sovrastima del pericolo;
  • bisogno di certezza;
  • pensiero catastrofico;
  • importanza attribuita ai pensieri;
  • difficoltà a tollerare il dubbio.

Il ruolo dei genitori nella terapia

Nel DOC infantile il coinvolgimento della famiglia è particolarmente importante.

I genitori possono infatti essere coinvolti involontariamente nei rituali del bambino.

Possono:

  • controllare al suo posto;
  • rispondere continuamente alle sue domande;
  • lavare oggetti per lui;
  • ripetere rassicurazioni;
  • partecipare ai rituali;
  • permettere sistematicamente l’evitamento delle situazioni temute.

Questi comportamenti sono generalmente messi in atto con l’intenzione di aiutare il bambino.

Tuttavia possono diventare parte del ciclo ossessivo-compulsivo.

Il percorso terapeutico può quindi prevedere momenti di lavoro con i genitori per ridurre progressivamente il cosiddetto accomodamento familiare.

Il genitore come alleato terapeutico

Il genitore non deve diventare un “controllore” del bambino e nemmeno costringerlo ad affrontare le situazioni che teme.

Il suo ruolo è quello di diventare un alleato del trattamento.

Per esempio, se il bambino chiede:

“Puoi controllare ancora una volta se ho chiuso bene?”

il genitore può essere aiutato a rispondere in modo coerente con il percorso terapeutico, evitando di alimentare il rituale e incoraggiando il bambino a utilizzare le strategie apprese.

La modalità concreta viene sempre concordata con il terapeuta e adattata alla situazione specifica.

Il lavoro con bambini e adolescenti

La psicoterapia viene adattata all’età.

Con i bambini più piccoli possono essere utilizzati:

  • gioco terapeutico;
  • disegni;
  • storie;
  • fumetti;
  • metafore;
  • personaggi che rappresentano il DOC;
  • scale visive dell’ansia;
  • schede e strumenti concreti.

Con gli adolescenti il lavoro può essere maggiormente orientato alla consapevolezza dei meccanismi cognitivi, all’automonitoraggio, alla ristrutturazione cognitiva e alla pianificazione autonoma delle esposizioni.

In entrambi i casi il bambino o il ragazzo viene coinvolto attivamente nella costruzione del percorso.

Gli esercizi tra una seduta e l’altra

Una parte importante della terapia consiste nel trasferire ciò che viene appreso nello studio nella vita quotidiana.

Tra una seduta e l’altra possono essere concordati piccoli esercizi, ad esempio:

  • affrontare una situazione della gerarchia;
  • rimandare una compulsione;
  • ridurre progressivamente un controllo;
  • evitare una richiesta di rassicurazione;
  • tollerare un certo livello di imperfezione;
  • lasciare un dubbio senza cercare una risposta;
  • registrare un episodio ossessivo e la risposta adottata.

Gli esercizi vengono concordati con il terapeuta e calibrati sul livello di difficoltà che il bambino è in grado di affrontare.

L’obiettivo è favorire la generalizzazione delle competenze, affinché il cambiamento non rimanga limitato alla seduta.

Quando il DOC interferisce con la scuola

Il DOC può occupare una quantità significativa di tempo e attenzione.

Un bambino può impiegare molto tempo per preparare lo zaino, riscrivere i compiti, controllare ripetutamente il proprio lavoro o chiedere rassicurazioni all’insegnante.

Un adolescente può invece trascorrere ore a studiare perché sente di dover raggiungere una certezza assoluta o può evitare determinate attività scolastiche per paura di sbagliare.

Quando il disturbo interferisce con la frequenza o il rendimento scolastico, può essere utile, previo consenso della famiglia, un confronto con la scuola per individuare modalità che favoriscano la partecipazione senza rinforzare i rituali.

Un trattamento graduale e personalizzato

Il trattamento del DOC non segue una sequenza identica per tutti.

La psicoterapia viene costruita sulla base di:

  • età e livello di sviluppo;
  • tipologia delle ossessioni;
  • presenza e caratteristiche delle compulsioni;
  • eventuali rituali mentali;
  • livello di evitamento;
  • intensità dei sintomi;
  • interferenza nella vita quotidiana;
  • presenza di altre difficoltà psicologiche o del neurosviluppo;
  • caratteristiche della famiglia.

Gli obiettivi vengono quindi definiti progressivamente e monitorati nel corso del trattamento.

L’obiettivo della Psicoterapia

L’obiettivo non è insegnare al bambino/ragazzo a non avere più pensieri ossessivi.

L’obiettivo è aiutarlo a comprendere che un pensiero può essere presente senza doverlo controllare, neutralizzare o trasformare in un comportamento.

Il bambino/ragazzo può imparare:

“Posso avere un pensiero senza credergli necessariamente.”

“Posso sentire ansia senza fare il rituale.”

“Posso avere un dubbio senza cercare una certezza assoluta.”

“Posso lasciare una cosa imperfetta.”

“Posso scegliere come comportarmi anche quando il DOC mi dice di fare un rituale.”

Attraverso la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e, quando indicato, l’Esposizione con Prevenzione della Risposta, il bambino o l’adolescente viene accompagnato a recuperare progressivamente autonomia e libertà di scelta, riducendo lo spazio che il disturbo occupa nella sua vita.

La terapia coinvolge, quando necessario, anche la famiglia, affinché genitori e adulti di riferimento possano diventare parte attiva del percorso e sostenere il cambiamento anche nella vita quotidiana.

 

Parent Training di gruppo

Parent training di gruppo : un percorso per genitori di bambini con difficoltà comportamentali legate ad aggressività, rifiuto scolastico, ansia, ADHD, Autismo per acquisire competenze per gestire le sfide legate all’educazione dei figli e promuovere un ambiente familiare più sereno. Online, anche in piccolo gruppo, per confrontarsi con famiglie che vivono esperienze simili. Il Percorso è rivolto anche a genitori di bambini che hanno già ricevuto una diagnosi. La distanza non è un ostacolo. Grazie agli incontri online,genitori di città diverse possono incontrarsi, confrontarsi e crescere insieme. Uno spazio per confrontarsi con persone che vivono sfide simili, analizzando dinamiche educative, facendo esercizi pratici (prole – ply) e apprendendo tecniche di modificazione del comportamento basate su un approccio cognitivo-comportamentale.

Teacher Training di gruppo

Strategie concrete per affrontare le sfide in classe
Un percorso online dedicato a gruppi di insegnanti che desiderano partecipare insieme per trovare strumenti pratici e strategie efficaci nell’affrontare le difficoltà legate ai disturbi del Neurosviluppo, come ADHD , DSA e Autismo, e alle sfide comportamentali, emotive e relazionali degli alunni.
Gli incontri, guidati dal clinico, offrono uno spazio di confronto tra colleghi per condividere esperienze, affrontare situazioni concrete e costruire strategie educative comuni da applicare in classe.
Organizzatevi con i vostri colleghi e partecipate insieme! Anche online, insegnanti della stessa scuola o di realtà diverse possono confrontarsi, crescere professionalmente e promuovere un ambiente scolastico più sereno e inclusivo.

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