Trattamenti Psicologici e Psicoterapeutici in Età Evolutiva
Le Difficoltà Emotive, i Disturbi d’Ansia, le Difficoltà Relazionali e i problemi legati alla frequenza scolastica possono manifestarsi in modi molto diversi nei bambini e negli adolescenti.
Per questo motivo il trattamento non viene costruito sulla base della sola diagnosi, ma a partire da una valutazione individualizzata del funzionamento del bambino, delle difficoltà presenti, delle risorse personali e familiari e dei contesti nei quali il problema si manifesta.
L’intervento viene quindi progettato in modo personalizzato e condiviso con la famiglia, con obiettivi concreti e verificabili.
L’Approccio prevalentemente utilizzato è quello Cognitivo-Comportamentale (CBT), adattato all’età evolutiva e integrato, quando necessario, con tecniche di regolazione emotiva, interventi comportamentali, parent training, training sulle abilità sociali e collaborazione con la scuola.
Perché la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale parte dall’osservazione della relazione tra pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti.
Un bambino che teme di essere interrogato, per esempio, può pensare:
“Sbaglierò sicuramente.”
“La maestra penserà che non sono capace.”
Questi pensieri possono generare ansia, mal di pancia, tensione e desiderio di evitare l’interrogazione. Se il bambino riesce a non andare a scuola, l’ansia diminuisce immediatamente. Questo sollievo, però, può rinforzare l’evitamento e rendere ancora più difficile affrontare la situazione successiva.
La terapia lavora proprio su questo ciclo di mantenimento, aiutando il bambino a comprendere ciò che accade e a sperimentare modalità alternative di affrontare le situazioni.
Con i bambini più piccoli il lavoro viene svolto soprattutto attraverso gioco, attività pratiche, immagini, storie, metafore, strumenti concreti e in parallelo vengono coinvolte famiglia e scuola. Con i bambini più grandi e gli adolescenti è possibile utilizzare modalità maggiormente verbali e tecniche cognitive strutturate.
Psicoeducazione: capire cosa sta succedendo
Il primo passo del trattamento consiste spesso nell’aiutare il bambino e la famiglia a comprendere il problema.
La psicoeducazione permette di dare un nome alle emozioni, riconoscere i segnali dell’ansia o della rabbia e comprendere il rapporto tra ciò che pensiamo, ciò che proviamo e ciò che facciamo.
Un esempio
Un bambino che ha paura di dormire da solo può imparare a riconoscere:
Pensiero: “Se rimango da solo potrebbe succedere qualcosa.”
Emozione: paura.
Sensazioni corporee: cuore che batte forte, tensione, bisogno di stare vicino al genitore.
Comportamento: andare nel letto dei genitori.
Comprendere questo meccanismo permette di costruire insieme un percorso per modificare gradualmente il comportamento.
Lavorare sui pensieri: Ristrutturazione Cognitiva
Nei bambini più grandi e negli adolescenti può essere utilizzata la Ristrutturazione Cognitiva, una delle tecniche caratteristiche della CBT.
L’obiettivo non è insegnare al bambino/ragazzo a pensare sempre positivo, ma aiutarlo a riconoscere quando un pensiero è eccessivamente catastrofico, rigido o negativo e a costruire una valutazione più realistica.
Esempio
Pensiero:
“Se sbaglio una risposta, tutti penseranno che sono stupido.”
Il terapeuta può aiutare il bambino\ragazzo a chiedersi:
- Quanto è probabile che accada?
- È già successo?
- Che cosa direi a un amico che avesse fatto lo stesso errore?
- Una risposta sbagliata dice davvero qualcosa sul mio valore?
- Esistono altre spiegazioni possibili?
Il bambino impara così a sviluppare una maggiore flessibilità cognitiva.
Esposizione graduale: affrontare ciò che fa paura
Nel trattamento dei Disturbi d’Ansia una delle tecniche più importanti è l’esposizione graduale.
Quando un bambino/ragazzo evita sistematicamente una situazione che teme, l’ansia può ridursi nell’immediato, ma l’evitamento può mantenere la paura nel tempo.
L’esposizione consiste nell’accompagnare il bambino ad affrontare progressivamente le situazioni temute, secondo una gerarchia costruita insieme, rispettando età, caratteristiche individuali e livello di ansia.
Esempio: ansia sociale
Per un bambino/ragazzo che ha paura di parlare con i compagni, la gerarchia potrebbe prevedere di esporsi alle seguenti situazioni in modo graduale dalle meno difficili alle più difficili.
- salutare un compagno;
- fare una domanda a un compagno;
- partecipare a un piccolo gioco;
- parlare con due o tre bambini;
- intervenire spontaneamente durante un’attività;
- parlare davanti a un gruppo più ampio.
L’obiettivo non è costringere il bambino ad affrontare immediatamente ciò che teme, ma permettergli di fare esperienza del fatto che può tollerare l’ansia e affrontare progressivamente situazioni che prima evitava.
Le linee guida per l’ansia sociale in età evolutiva includono specificamente psicoeducazione, esposizione alle situazioni temute, sviluppo delle abilità sociali e coinvolgimento dei genitori.
Gestione dell’Ansia e Regolazione Emotiva
Il bambino può imparare a riconoscere i segnali che precedono un aumento dell’attivazione emotiva e utilizzare strategie per gestirla.
Possono essere utilizzate:
- respirazione lenta e consapevole;
- rilassamento muscolare;
- riconoscimento delle sensazioni corporee;
- tecniche di grounding;
- strategie di distrazione funzionale;
- pause programmate;
- identificazione dell’intensità dell’emozione;
- utilizzo di scale visive delle emozioni;
- strategie di problem solving.
Esempio: il termometro delle emozioni
Il bambino può imparare a rappresentare l’intensità della propria ansia attraverso una scala da 0 a 10.
0–2: sono tranquillo.
3–5: inizio a sentire preoccupazione.
6–8: l’ansia è molto forte.
9–10: mi sento sopraffatto.
In questo modo diventa possibile individuare le strategie più adeguate prima che l’emozione raggiunga il livello massimo ed è utilie nella registrazione dei successi raggiunti.
Lavorare sulla regolazione della rabbia e della frustrazione
Alcuni bambini non presentano principalmente ansia, ma difficoltà nel gestire rabbia, frustrazione, impulsività e attivazione emotiva.
Il trattamento può aiutare il bambino a:
- riconoscere i segnali corporei della rabbia;
- individuare le situazioni che la fanno aumentare;
- riconoscere i pensieri che alimentano la reazione;
- utilizzare strategie di pausa;
- comunicare il proprio bisogno senza ricorrere all’aggressività;
- tollerare gradualmente il “no” e l’attesa;
- sviluppare strategie alternative alla reazione impulsiva.
Esempio: la tecnica del semaforo
ROSSO – STOP: mi fermo e non agisco impulsivamente.
GIALLO – PENSO: cosa è successo? Cosa sto provando? Quali possibilità ho?
VERDE – AGISCO: scelgo una risposta che possa aiutarmi senza peggiorare la situazione.
Queste strategie vengono prima esercitate in terapia e successivamente generalizzate nelle situazioni quotidiane.
Training sulle Abilità Sociali
Quando sono presenti difficoltà nella relazione con i coetanei può essere utile un Social Skills Training, individuale o di gruppo.
Il lavoro può riguardare:
- iniziare una conversazione;
- mantenere uno scambio;
- rispettare i turni;
- ascoltare l’altro;
- chiedere di partecipare a un gioco;
- esprimere un disaccordo;
- comprendere le intenzioni dell’altro;
- gestire un conflitto;
- accettare una critica;
- affrontare un rifiuto;
- riconoscere emozioni e segnali sociali.
Le abilità vengono spesso esercitate attraverso role playing, simulazioni, storie sociali e situazioni concrete.
Esempio
Il terapeuta può simulare con il bambino/ragazzo una situazione nella quale un compagno non vuole giocare con lui.
Si possono provare diverse risposte:
Risposta impulsiva: “Allora non sei più mio amico!”
Risposta passiva: allontanarsi senza dire nulla.
Risposta più funzionale: “Va bene, magari possiamo giocare dopo. Posso chiedere a qualcun altro?”
Il bambino/ragazzo può così sperimentare concretamente strategie differenti.
Parent Training: lavorare con i genitori
In età evolutiva il trattamento non riguarda esclusivamente il bambino.
Il parent training permette ai genitori di comprendere meglio il funzionamento del figlio e di utilizzare strategie coerenti nella vita quotidiana.
Il lavoro può riguardare:
- gestione delle richieste;
- definizione delle regole;
- rinforzo positivo;
- gestione dei comportamenti problematici;
- riduzione delle rassicurazioni eccessive nei disturbi d’ansia;
- promozione dell’autonomia;
- gestione delle routine;
- comunicazione genitore-bambino;
- strategie per affrontare situazioni di crisi;
- generalizzazione delle competenze acquisite durante la terapia.
Un esempio nel bambino ansioso
Se il bambino chiede continuamente:
“Sei sicuro che non succederà niente?”
il genitore può essere involontariamente portato a rassicurarlo molte volte.
Nel trattamento si può lavorare affinché il genitore impari progressivamente a non alimentare il ciclo della ricerca di rassicurazione, sostenendo invece il bambino nell’utilizzo delle strategie apprese e nell’affrontare gradualmente la situazione temuta.
Il coinvolgimento dei genitori è particolarmente importante nel trattamento dell’ansia in età evolutiva.
Intervento sulle difficoltà scolastiche e sul rifiuto scolastico
Quando il problema riguarda la scuola, è necessario comprendere perché il bambino non riesce o non vuole frequentare.
Il rifiuto scolastico può essere associato a diverse condizioni: ansia da separazione, ansia sociale, difficoltà di apprendimento, problemi relazionali, bullismo, paura del fallimento, difficoltà attentive o altre problematiche emotive.
Il trattamento viene quindi costruito a partire dalla funzione del comportamento di evitamento.
Possono essere utilizzati:
- analisi funzionale delle situazioni scolastiche;
- esposizione graduale alla frequenza;
- costruzione di una gerarchia di rientro;
- gestione dell’ansia anticipatoria;
- lavoro sui pensieri relativi alla scuola;
- strategie per affrontare verifiche e interrogazioni;
- training sulle abilità sociali;
- coordinamento con la famiglia;
- collaborazione con la scuola.
Quando necessario, il percorso può essere costruito in collaborazione con gli insegnanti e con le altre figure coinvolte( nonni, zii, persone che si occupano del bambino).
Attivazione Comportamentale nelle Difficoltà Emotive
Quando sono presenti ritiro sociale, perdita di interesse, passività o sintomi depressivi, può essere utilizzata l’attivazione comportamentale.
L’obiettivo è interrompere il circolo:
ritiro → minore attività → minori esperienze positive → peggioramento dell’umore → ulteriore ritiro.
Si lavora quindi per reintrodurre progressivamente attività piacevoli, significative e coerenti con l’età e gli interessi del bambino.
Esempio
Un adolescente che ha smesso di vedere gli amici può iniziare con un piccolo obiettivo:
- uscire per una breve passeggiata;
- mandare un messaggio a un amico;
- incontrare un compagno per un’attività;
- riprendere progressivamente un’attività sportiva o ricreativa.
L’obiettivo non è aspettare che “torni la voglia” prima di agire, ma utilizzare gradualmente l’attività come parte del processo di recupero.
Nel trattamento della depressione in età evolutiva le linee guida raccomandano interventi psicologici scelti sulla base dell’età, del livello di sviluppo, delle caratteristiche cliniche e delle esigenze del bambino e della famiglia.
Problem Solving
Il problem solving aiuta il bambino o l’adolescente ad affrontare le situazioni difficili in modo meno impulsivo e più organizzato.
Si procede attraverso alcuni passaggi:
- Definire il problema.
“Il mio compagno continua a prendermi in giro.” - Pensare a diverse soluzioni.
“Posso ignorarlo, allontanarmi, rispondere in modo assertivo, chiedere aiuto.” - Valutare le conseguenze.
- Scegliere la strategia più efficace.
- Verificare il risultato.
Questa tecnica permette di sviluppare progressivamente autonomia, flessibilità cognitiva e capacità di affrontare le difficoltà.
Tecniche Comportamentali
In base al problema possono essere utilizzate specifiche tecniche comportamentali, sempre adattate all’età e al funzionamento del bambino.
Tra queste:
Rinforzo positivo
Un comportamento adeguato viene seguito da una conseguenza positiva significativa per il bambino/ragazzo, aumentando la probabilità che venga ripetuto.
Shaping
Un’abilità complessa viene costruita attraverso piccoli passaggi successivi, rinforzando progressivamente gli avvicinamenti all’obiettivo finale.
Prompting e fading
Il bambino/ragazzo può inizialmente ricevere un aiuto per eseguire un comportamento; l’aiuto viene poi gradualmente ridotto per favorire l’autonomia.
Token economy
Per alcuni bambini/ragazzi può essere utile un sistema strutturato di rinforzi a punti o gettoni, attraverso il quale il bambino/ragazzo accumula PUNTI al raggiungimento di specifici obiettivi.
Contratti comportamentali
Con i bambini più grandi e gli adolescenti possono essere concordati obiettivi concreti, modalità di monitoraggio e conseguenze positive legate al raggiungimento degli obiettivi. Il contratto comportamentale è una forma di accordo tra adulto di riferimento e bambino/adolescente.
Il lavoro tra una seduta e l’altra…
La psicoterapia non si esaurisce nel tempo trascorso nello studio.
Quando appropriato, vengono assegnate piccole attività da svolgere nella vita quotidiana, calibrate sulle possibilità del bambino e della famiglia.
Per esempio:
- esercitare una tecnica di respirazione;
- affrontare un piccolo passo della gerarchia dell’esposizione;
- utilizzare una scheda per registrare pensieri ed emozioni;
- mettere in pratica una strategia sociale;
- svolgere una specifica attività concordata con il terapeuta;
- utilizzare una tecnica di problem solving in una situazione reale.
Il lavoro a casa non deve diventare un ulteriore compito scolastico, ma rappresentare un’opportunità per trasferire nella vita quotidiana le competenze apprese durante la terapia.
Collaborazione con famiglia, scuola e professionisti
Quando il quadro clinico lo richiede, il percorso può prevedere una collaborazione con la famiglia, la scuola e altri professionisti che si occupano del bambino.
Il confronto tra le diverse figure permette di condividere obiettivi e strategie e di favorire la generalizzazione delle competenze nei diversi contesti di vita.
La collaborazione può essere particolarmente importante quando sono presenti difficoltà scolastiche, Disturbi del Neurosviluppo, problematiche relazionali o condizioni che richiedono un intervento multidisciplinare.
Un trattamento costruito sulle caratteristiche del bambino/ragazzo:
Non tutte le tecniche sono adatte a tutti i bambini/ragazzi.
La scelta degli strumenti terapeutici dipende da:
- età e livello di sviluppo;
- caratteristiche cognitive e linguistiche;
- tipo e intensità dei sintomi;
- capacità di comprendere e utilizzare le strategie;
- presenza di eventuali comorbilità;
- caratteristiche familiari;
- contesto scolastico e sociale;
- obiettivi condivisi con il bambino/ragazzo e con la famiglia.
Il trattamento viene quindi monitorato nel tempo, verificando i progressi e modificando gli obiettivi quando necessario.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre un comportamento o eliminare un sintomo, ma aiutare il bambino a sviluppare competenze di autoregolazione, autonomia, flessibilità, problem solving e capacità relazionali, affinché possa affrontare in modo più efficace le situazioni della vita quotidiana.
La terapia come spazio di crescita
La Psicoterapia in età evolutiva è prima di tutto uno spazio nel quale il bambino o l’adolescente può sentirsi ascoltato, compreso e accompagnato senza giudizio.
Attraverso il gioco, la relazione terapeutica, le attività esperienziali e le tecniche cognitivo-comportamentali, il bambino\adolescente può imparare a riconoscere ciò che prova, comprendere il proprio funzionamento e costruire gradualmente nuove modalità per affrontare le difficoltà.
Il percorso viene costruito insieme alla famiglia, con l’obiettivo di trasformare le difficoltà in occasioni di apprendimento e sviluppo di nuove competenze, sostenendo il benessere emotivo e la qualità della vita del bambino e del suo contesto familiare.

