Psicoterapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo in infanzia e adolescenza

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) in età evolutiva può interferire significativamente con la vita quotidiana del bambino o dell’adolescente, con la scuola, le relazioni, il tempo libero e la vita familiare.

Il DOC può manifestarsi attraverso ossessioni, cioè pensieri, immagini o dubbi ricorrenti e indesiderati, e compulsioni, cioè comportamenti o rituali mentali che il bambino/ragazzo sente di dover mettere in atto per ridurre l’ansia o prevenire una conseguenza temuta.

Il bambino\adolescente può, ad esempio, avere paura di contaminarsi, di aver commesso un errore, di poter fare del male a qualcuno, che possa accadere qualcosa di negativo ai propri familiari oppure sentire il bisogno che oggetti e azioni siano eseguiti secondo determinate regole.

Le compulsioni possono essere evidenti, come lavarsi, controllare o riordinare, oppure più difficili da riconoscere, come contare mentalmente, ripetere parole nella propria mente, chiedere continuamente rassicurazioni o cercare di neutralizzare un pensiero.

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) rappresenta uno degli interventi psicologici di riferimento per il DOC. In età evolutiva viene adattata all’età, al livello di sviluppo cognitivo e linguistico e alle caratteristiche specifiche del bambino o dell’adolescente.

Come funziona la Psicoterapia del DOC?

Il trattamento parte dalla comprensione del ciclo ossessivo-compulsivo.

Un pensiero, un’immagine, un dubbio o una situazione possono attivare ansia o disagio.

Il bambino/ mette quindi in atto una compulsione o un comportamento di evitamento.

L’ansia diminuisce temporaneamente.

Il cervello impara così che il rituale “ha funzionato” e il bisogno di ripeterlo può diventare più forte.

La terapia interviene progressivamente su questo meccanismo.

L’obiettivo non è eliminare tutti i pensieri ossessivi, ma aiutare il bambino\adolescente a non sentirsi obbligato a rispondere ai pensieri attraverso rituali, evitamenti o rassicurazioni.

Esposizione con Prevenzione della Risposta: ERP

La tecnica principale utilizzata nella Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale del DOC è l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP – Exposure and Response Prevention).

L’ERP consiste nell’accompagnare gradualmente il bambino\adolescente ad affrontare situazioni che attivano l’ossessione e, contemporaneamente, a ridurre o rimandare la compulsione che normalmente utilizzerebbe per neutralizzare l’ansia.

L’esposizione viene costruita in modo graduale e condiviso, attraverso una gerarchia di situazioni ordinate dalla meno difficile alla più difficile.

Non si tratta quindi di costringere il bambino ad affrontare improvvisamente le sue paure.

Si costruisce invece un percorso nel quale possa sperimentare progressivamente:

“Posso provare ansia senza dover fare il rituale.”

Esempio 1: paura della contaminazione

Un bambino teme di sporcarsi e si lava continuamente le mani.

Prima di mangiare può lavarsi le mani molte volte e, se tocca un oggetto che considera sporco, può chiedere immediatamente di lavarsi.

Il trattamento può prevedere una gerarchia come:

Primo passo: toccare un oggetto leggermente percepito come contaminato.

Secondo passo: toccarlo e aspettare alcuni minuti prima di lavarsi.

Terzo passo: aumentare progressivamente il tempo senza lavarsi.

Quarto passo: utilizzare oggetti che il bambino percepisce come maggiormente contaminati.

Durante questi esercizi il bambino impara che l’ansia può essere presente anche senza mettere in atto il rituale.

La finalità non è convincerlo che “l’oggetto è sicuramente pulito”, ma aiutarlo a sviluppare la capacità di tollerare il dubbio e l’incertezza.

Esempio 2: controlli ripetuti

Un adolescente può avere il dubbio:

“Ho chiuso la porta?”

Controlla una volta.

Poi pensa:

“E se non fosse chiusa bene?”

Torna a controllare.

Dopo qualche minuto ricomincia a dubitare.

Il controllo può diventare sempre più frequente e richiedere molto tempo.

Nel trattamento si può costruire una gerarchia che preveda, ad esempio, di:

  • controllare una sola volta;
  • allontanarsi dalla porta;
  • tollerare il dubbio;
  • evitare di tornare indietro;
  • aumentare progressivamente la capacità di proseguire la propria attività senza effettuare ulteriori controlli.

L’obiettivo è imparare:

“Non posso avere la certezza assoluta, ma posso andare avanti anche con il dubbio.”

Esempio 3: bisogno di rassicurazione

Alcuni bambini non presentano rituali evidenti, ma chiedono continuamente conferme.

“Sei sicura che non succederà niente?”

“Sei sicuro che non ho fatto male a qualcuno?”

“Sei sicura che ho fatto tutto bene?”

La domanda può essere ripetuta molte volte.

La rassicurazione del genitore produce un sollievo immediato, ma dopo poco tempo il dubbio può tornare.

La ricerca di rassicurazione può quindi diventare una vera e propria compulsione.

La terapia lavora progressivamente sulla capacità di tollerare il dubbio senza ricercare continuamente una risposta definitiva.

Esempio 4: rituali mentali

Non tutte le compulsioni sono visibili.

Un adolescente può avere un pensiero intrusivo e cercare immediatamente di “neutralizzarlo” ripetendo mentalmente una parola, una frase o una sequenza numerica.

Può, ad esempio, pensare:

“Se non ripeto questa frase nella mia mente un certo numero di volte, potrebbe succedere qualcosa di brutto.”

Anche in questo caso il trattamento può prevedere un’esposizione graduale al pensiero o alla situazione temuta e la prevenzione del rituale mentale.

Il ragazzo impara progressivamente che non è necessario neutralizzare ogni pensiero e che può lasciare che il pensiero sia presente senza metterlo in atto.

Esempio 5: paura di fare del male

Alcuni bambini o adolescenti possono sperimentare pensieri intrusivi come:

“E se facessi del male a qualcuno?”

La presenza del pensiero può spaventarli profondamente.

Possono quindi chiedere continuamente rassicurazioni sul fatto di non essere “cattivi”.

In questi casi è particolarmente importante distinguere il pensiero intrusivo e indesiderato da un’intenzione reale.

Il trattamento non consiste nel convincere continuamente il ragazzo che “non lo farà mai”, perché questo potrebbe alimentare la ricerca di rassicurazione.

Si lavora invece sulla capacità di riconoscere il pensiero come un evento mentale e di tollerare l’incertezza senza mettere in atto comportamenti di controllo o neutralizzazione.

Esempio 6: bisogno di simmetria e perfezione

Un bambino può sentire che gli oggetti devono essere disposti in un determinato modo o che alcune azioni devono essere ripetute “finché non sembrano giuste”.

Può cancellare e riscrivere continuamente, sistemare gli oggetti molte volte o ricominciare un’attività perché “non è perfetta”.

In questi casi il trattamento può prevedere esercizi progressivi finalizzati a tollerare una quantità sempre maggiore di imperfezione, asimmetria o incompletezza.

Per esempio:

“Posso lasciare il quaderno leggermente storto e continuare a fare i compiti.”

Il bambino sperimenta così che il disagio può essere tollerato senza dover correggere continuamente la situazione.

Lavorare sull’intolleranza dell’incertezza

Uno degli obiettivi centrali della terapia è sviluppare una maggiore capacità di tollerare l’incertezza.

Il DOC spesso spinge il bambino alla ricerca di una certezza assoluta:

“Devo essere sicuro.”

“Devo controllare ancora.”

“Devo sapere che non succederà.”

La terapia aiuta gradualmente a sostituire questa necessità con una posizione più flessibile:

“Non posso sapere tutto con certezza, ma posso affrontare il dubbio.”

Questa capacità viene costruita attraverso esperienze concrete, non soltanto attraverso spiegazioni teoriche.

Ristrutturazione cognitiva

La componente cognitiva della TCC può essere utilizzata per lavorare sulle modalità di interpretazione dei pensieri ossessivi.

Il bambino/ragazzo può, ad esempio, attribuire un significato eccessivo alla presenza di un pensiero:

“Se ho pensato qualcosa di brutto, significa che potrei farlo.”

Oppure:

“Se non controllo, sono responsabile se succede qualcosa.”

Il terapeuta aiuta il bambino o l’adolescente a riconoscere queste modalità di pensiero e a sviluppare una maggiore flessibilità cognitiva.

Il lavoro può riguardare concetti come:

  • responsabilità eccessiva;
  • sovrastima del pericolo;
  • bisogno di certezza;
  • pensiero catastrofico;
  • importanza attribuita ai pensieri;
  • difficoltà a tollerare il dubbio.

Il ruolo dei genitori nella terapia

Nel DOC infantile il coinvolgimento della famiglia è particolarmente importante.

I genitori possono infatti essere coinvolti involontariamente nei rituali del bambino.

Possono:

  • controllare al suo posto;
  • rispondere continuamente alle sue domande;
  • lavare oggetti per lui;
  • ripetere rassicurazioni;
  • partecipare ai rituali;
  • permettere sistematicamente l’evitamento delle situazioni temute.

Questi comportamenti sono generalmente messi in atto con l’intenzione di aiutare il bambino.

Tuttavia possono diventare parte del ciclo ossessivo-compulsivo.

Il percorso terapeutico può quindi prevedere momenti di lavoro con i genitori per ridurre progressivamente il cosiddetto accomodamento familiare.

Il genitore come alleato terapeutico

Il genitore non deve diventare un “controllore” del bambino e nemmeno costringerlo ad affrontare le situazioni che teme.

Il suo ruolo è quello di diventare un alleato del trattamento.

Per esempio, se il bambino chiede:

“Puoi controllare ancora una volta se ho chiuso bene?”

il genitore può essere aiutato a rispondere in modo coerente con il percorso terapeutico, evitando di alimentare il rituale e incoraggiando il bambino a utilizzare le strategie apprese.

La modalità concreta viene sempre concordata con il terapeuta e adattata alla situazione specifica.

Il lavoro con bambini e adolescenti

La psicoterapia viene adattata all’età.

Con i bambini più piccoli possono essere utilizzati:

  • gioco terapeutico;
  • disegni;
  • storie;
  • fumetti;
  • metafore;
  • personaggi che rappresentano il DOC;
  • scale visive dell’ansia;
  • schede e strumenti concreti.

Con gli adolescenti il lavoro può essere maggiormente orientato alla consapevolezza dei meccanismi cognitivi, all’automonitoraggio, alla ristrutturazione cognitiva e alla pianificazione autonoma delle esposizioni.

In entrambi i casi il bambino o il ragazzo viene coinvolto attivamente nella costruzione del percorso.

Gli esercizi tra una seduta e l’altra

Una parte importante della terapia consiste nel trasferire ciò che viene appreso nello studio nella vita quotidiana.

Tra una seduta e l’altra possono essere concordati piccoli esercizi, ad esempio:

  • affrontare una situazione della gerarchia;
  • rimandare una compulsione;
  • ridurre progressivamente un controllo;
  • evitare una richiesta di rassicurazione;
  • tollerare un certo livello di imperfezione;
  • lasciare un dubbio senza cercare una risposta;
  • registrare un episodio ossessivo e la risposta adottata.

Gli esercizi vengono concordati con il terapeuta e calibrati sul livello di difficoltà che il bambino è in grado di affrontare.

L’obiettivo è favorire la generalizzazione delle competenze, affinché il cambiamento non rimanga limitato alla seduta.

Quando il DOC interferisce con la scuola

Il DOC può occupare una quantità significativa di tempo e attenzione.

Un bambino può impiegare molto tempo per preparare lo zaino, riscrivere i compiti, controllare ripetutamente il proprio lavoro o chiedere rassicurazioni all’insegnante.

Un adolescente può invece trascorrere ore a studiare perché sente di dover raggiungere una certezza assoluta o può evitare determinate attività scolastiche per paura di sbagliare.

Quando il disturbo interferisce con la frequenza o il rendimento scolastico, può essere utile, previo consenso della famiglia, un confronto con la scuola per individuare modalità che favoriscano la partecipazione senza rinforzare i rituali.

Un trattamento graduale e personalizzato

Il trattamento del DOC non segue una sequenza identica per tutti.

La psicoterapia viene costruita sulla base di:

  • età e livello di sviluppo;
  • tipologia delle ossessioni;
  • presenza e caratteristiche delle compulsioni;
  • eventuali rituali mentali;
  • livello di evitamento;
  • intensità dei sintomi;
  • interferenza nella vita quotidiana;
  • presenza di altre difficoltà psicologiche o del neurosviluppo;
  • caratteristiche della famiglia.

Gli obiettivi vengono quindi definiti progressivamente e monitorati nel corso del trattamento.

L’obiettivo della Psicoterapia

L’obiettivo non è insegnare al bambino/ragazzo a non avere più pensieri ossessivi.

L’obiettivo è aiutarlo a comprendere che un pensiero può essere presente senza doverlo controllare, neutralizzare o trasformare in un comportamento.

Il bambino/ragazzo può imparare:

“Posso avere un pensiero senza credergli necessariamente.”

“Posso sentire ansia senza fare il rituale.”

“Posso avere un dubbio senza cercare una certezza assoluta.”

“Posso lasciare una cosa imperfetta.”

“Posso scegliere come comportarmi anche quando il DOC mi dice di fare un rituale.”

Attraverso la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e, quando indicato, l’Esposizione con Prevenzione della Risposta, il bambino o l’adolescente viene accompagnato a recuperare progressivamente autonomia e libertà di scelta, riducendo lo spazio che il disturbo occupa nella sua vita.

La terapia coinvolge, quando necessario, anche la famiglia, affinché genitori e adulti di riferimento possano diventare parte attiva del percorso e sostenere il cambiamento anche nella vita quotidiana.