Cos’è?

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è un approccio psicoterapeutico strutturato, basato su evidenze scientifiche, che considera la relazione tra pensieri, emozioni, comportamenti e situazioni.

In alcune situazioni difficili può instaurarsi un circolo che tende a mantenere il problema.

Ad esempio:

Situazione → pensiero → emozione → comportamento → conseguenze

Un bambino che pensa “non sono capace” di fronte a un compito scolastico può provare ansia e frustrazione, evitare il compito o chiedere continuamente aiuto. L’evitamento può ridurre momentaneamente l’ansia, ma allo stesso tempo rafforzare l’idea di non essere capace.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale aiuta a riconoscere questi meccanismi e modificarli gradualmente, sviluppando modalità di pensiero e comportamento più funzionali.

Il lavoro può comprendere, in base all’età e alle necessità della persona:

  • riconoscimento e comprensione delle emozioni;
  • individuazione dei pensieri automatici;
  • ristrutturazione cognitiva;
  • tecniche di gestione della paura, della rabbia, della frustrazione;
  • esposizione graduale, quando indicata;
  • problem solving;
  • sviluppo delle abilità sociali;
  • strategie di autoregolazione;
  • gestione dell’impulsività;
  • potenziamento delle strategie di coping;
  • lavoro sull’autostima e sul senso di autoefficacia;
  • psicoeducazione;
  • coinvolgimento della famiglia.

Con bambini e adolescenti, le tecniche vengono adattate all’età e al livello di sviluppo. La terapia può quindi utilizzare anche gioco, immagini, schede, attività pratiche ed esercizi esperienziali, rendendo i concetti psicologici concreti e comprensibili.

Il lavoro con bambini e adolescenti

Quando un bambino o un adolescente arriva in terapia, non si lavora mai esclusivamente sul singolo sintomo.

Il suo funzionamento è inserito all’interno di una rete di relazioni e contesti: famiglia, scuola, gruppo dei pari e ambiente sociale.

Per questo, quando appropriato e nel rispetto della privacy e dell’età del minore, il percorso può prevedere il coinvolgimento dei genitori e, previo accordo e consenso secondo quanto previsto dalla normativa, il confronto con altre figure professionali o con la scuola.

Il coinvolgimento dei genitori non significa “fare terapia al posto del bambino”, ma creare intorno a lui un ambiente che possa sostenere il cambiamento.

Un approccio integrato con la rete di cura

Nel lavoro con i Disturbi del Neurosviluppo può essere particolarmente importante la collaborazione tra diverse figure professionali.

Quando necessario, il percorso psicologico può inserirsi all’interno di una rete che comprende, a seconda dei bisogni, Pediatra, Neuropsichiatra Infantile, Psichiatra, Psicologo, Logopedista, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, Terapista Occupazionale, Insegnanti ed altre figure educative e sanitarie.

Il confronto tra professionisti consente di integrare informazioni provenienti da contesti differenti e di costruire interventi coerenti con i bisogni della persona.

L’obiettivo comune è favorire il miglior funzionamento possibile e il benessere della persona nel suo ambiente di vita.

Il primo colloquio

Il primo incontro rappresenta uno spazio per conoscersi, comprendere la richiesta e raccogliere le informazioni necessarie.

Nel caso di bambini e adolescenti, una parte del percorso iniziale è dedicata alla raccolta della storia evolutiva e alla comprensione del funzionamento attuale, considerando gli aspetti emotivi, comportamentali, cognitivi, relazionali e familiari.

In base alla situazione, può essere utile effettuare una valutazione psicologica più approfondita prima di definire gli obiettivi dell’intervento.

Al termine della fase iniziale vengono condivisi con la persona e, nel caso di minori, con i genitori, gli elementi emersi e l’eventuale proposta di intervento.

Ogni percorso viene quindi costruito sulla specificità della persona e della sua richiesta.

Uno spazio per comprendere, sperimentare e crescere

Chiedere aiuto psicologico non significa necessariamente che ci sia qualcosa che “non va” nella persona.

A volte significa avere bisogno di uno spazio in cui fermarsi, comprendere ciò che sta accadendo e trovare nuovi strumenti per affrontarlo.

Con bambini, adolescenti e giovani adulti, il mio obiettivo è creare un contesto accogliente, collaborativo, nel quale la persona possa sentirsi ascoltata e contemporaneamente acquisire strumenti concreti per affrontare le proprie difficoltà.

Schema Therapy per bambini e adolescenti

La Schema Therapy è un approccio psicoterapeutico che amplia alcuni principi della Terapia Cognitivo-Comportamentale e aiuta a comprendere come le esperienze vissute nel corso dello sviluppo possano contribuire alla formazione di modalità ricorrenti di pensare, sentire e comportarsi.

Al centro del modello ci sono gli Schemi Maladattivi Precoci, cioè modalità profonde e persistenti attraverso cui una persona interpreta se stessa, gli altri e le relazioni. Questi schemi possono svilupparsi quando alcuni bisogni emotivi fondamentali dell’infanzia non vengono sufficientemente soddisfatti, ad esempio il bisogno di sicurezza, accettazione, autonomia, espressione delle emozioni e limiti adeguati.

Con bambini e adolescenti, il modello viene adattato all’età e al livello di sviluppo e può utilizzare strumenti concreti e facilmente comprensibili, come immagini, storie, gioco, pupazzi, attività esperienziali. Particolare attenzione viene dedicata anche alla relazione terapeutica e al coinvolgimento dei genitori, quando indicato.

La Schema Therapy può essere presa in considerazione soprattutto quando le difficoltà sono persistenti, ricorrenti o legate a modalità relazionali ed emotive consolidate, ad esempio in presenza di difficoltà nella regolazione delle emozioni, problemi relazionali, forte insicurezza, bassa autostima, vissuti di rifiuto o abbandono, difficoltà comportamentali o problematiche che tendono a ripresentarsi in contesti diversi.

L’obiettivo è aiutare il bambino o l’adolescente a riconoscere i propri bisogni emotivi, comprendere i propri schemi e sviluppare modalità più flessibili e funzionali di affrontare le situazioni, favorendo una maggiore consapevolezza, autonomia e capacità di costruire relazioni positive.

La scelta dell’approccio terapeutico viene sempre effettuata sulla base della valutazione individuale e delle caratteristiche specifiche della persona.

Al termine della fase iniziale vengono condivisi con la persona e, nel caso di minori, con i genitori, gli elementi emersi e l’eventuale proposta di intervento.

EMDR: elaborare le esperienze traumatiche

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico utilizzato principalmente per favorire l’elaborazione di esperienze traumatiche o particolarmente stressanti che continuano a influenzare il benessere emotivo e il funzionamento della persona.

Un’esperienza può risultare difficile da elaborare quando rimane associata a emozioni intense, immagini, sensazioni corporee o pensieri negativi su di sé. In questi casi, anche a distanza di tempo, determinati ricordi o situazioni possono riattivare reazioni di paura, ansia, vergogna, impotenza o forte disagio.

Durante il trattamento EMDR, il terapeuta accompagna la persona nel richiamare in modo graduale e controllato alcuni aspetti dell’esperienza, mentre vengono utilizzate forme di stimolazione bilaterale, come movimenti oculari guidati o, in alcuni casi, stimolazioni tattili o uditive alternate. Il lavoro è finalizzato a favorire una rielaborazione del ricordo traumatico, così che possa essere collocato nel passato e non venga più vissuto con la stessa intensità emotiva.

L’EMDR non consiste nel “cancellare” un ricordo e non significa dimenticare ciò che è accaduto. L’obiettivo è piuttosto ridurre il disagio associato al ricordo e modificarne il modo in cui viene vissuto nel presente, favorendo una maggiore integrazione dell’esperienza.

L’EMDR può essere integrato all’interno di un più ampio percorso psicoterapeutico, quando clinicamente indicato, e quindi nel caso specifico di traumi e lutti.